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5 maggio: Giornata nazionale per la...

Roma, 24 aprile 2014 - Istituzione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia Legge 04.05.2009 n° 51 , G.U. 04.05.2009 1....

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Omicidio alla stazione di Mozzate: ...

Mozzate (Como), 23 aprile 2014 - Dritan Demiraj, 29enne albanese di Rimini che il primo marzo scorso uccise la ex compagna Lisia Nusdorfi alla stazion...

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Accusata d’infanticidio, una ...

Pescara, 23 aprile 2014 - Arrivata al settimo-ottavo mese di gestazione, con l'aiuto di alcuni conoscenti ancora da identificare, nel periodo compreso...

strage bologna

«Renzi toglie il segreto di Stato»....

Roma, 23 aprile 2014 - Agli ignari telespettatori del TG3 delle 19 di domenica 20 aprile sono stati propinati due minuti di micidiale «disinformazione...

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5maggio

5 maggio: Giornata nazionale per la lotta alla Pedofilia e alla Pedopornografia.

Roma, 24 aprile 2014 - Istituzione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia Legge 04.05.2009 n° 51 , G.U. 04.05....

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lidia

Omicidio alla stazione di Mozzate: il killer di Lidia ha ucciso anche Silvio Mannina

Mozzate (Como), 23 aprile 2014 - Dritan Demiraj, 29enne albanese di Rimini che il primo marzo scorso...

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polizia carabinieri1

Accusata d’infanticidio, una ventenne finisce in carcere

Pescara, 23 aprile 2014 - Arrivata al settimo-ottavo mese di gestazione, con l'aiuto di alcuni conoscenti ancora da identificare, nel period...

5 maggio: Giornata nazionale per la lotta alla Pedofilia e alla Pedopornografia.

5maggioRoma, 24 aprile 2014 – Istituzione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia

Legge 04.05.2009 n° 51 , G.U. 04.05.2009

1. La Repubblica riconosce il 5 maggio come Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, quale momento di riflessione per la lotta contro gli abusi sui minori.

2. La Giornata nazionale di cui al comma 1 non determina gli effetti civili di cui alla legge 27 maggio 1949, n. 260.

Art. 2.

1. In occasione della Giornata nazionale di cui all’articolo 1 possono essere organizzate iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla lotta contro gli abusi sui minori.

2. In occasione della Giornata nazionale di cui all’articolo 1 le regioni, le province e i comuni possono promuovere, nell’ambito della loro autonomia e delle rispettive competenze, apposite iniziative, anche in coordinamento con le associazioni e con gli organismi operanti nel settore e, in particolare, nelle scuole di ogni ordine e grado, in considerazione del compito attribuito alle medesime istituzioni scolastiche di formare i giovani affinche’ contribuiscano a costruire un mondo rispettoso dei diritti di ogni essere umano.

3. Dall’attuazione del presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Omicidio alla stazione di Mozzate: il killer di Lidia ha ucciso anche Silvio Mannina

lidiaMozzate (Como), 23 aprile 2014 – Dritan Demiraj, 29enne albanese di Rimini che il primo marzo scorso uccise la ex compagna Lisia Nusdorfi alla stazione ferroviaria di Mozzate, ha confessato di avere ucciso anche l’ultimo fidanzato della donna, Silvio Mannina, 30 anni, bolognese. Di Mannina si erano perse le tracce proprio in corrispondenza della morte della Nusdorfi. Mannina era scomparso dal 28 febbraio, il giorno prima della mattanza di Mozzate e Monica ha confessato di averlo attirato a Rimini, su richiesta di Dritan, con un messaggio su Facebook.
Fonte Il Giorno

Accusata d’infanticidio, una ventenne finisce in carcere

polizia carabinieri1Pescara, 23 aprile 2014 – Arrivata al settimo-ottavo mese di gestazione, con l’aiuto di alcuni conoscenti ancora da identificare, nel periodo compreso tra la fine di gennaio e la meta’ di febbraio, ha abortito con la conseguente morte del neonato. Il tutto sarebbe avvenuto in una struttura certamente non accreditata dal servizio sanitario. E ora una ventenne di Civitaquana, nel Pescarese, e’ stata sottoposta a fermo di indiziato di delitto, poi convalidato, per infanticidio. Ad occuparsi delle indagini, che vanno avanti dai primi del mese, sono i carabinieri della compagnia di Penne e della stazione di Civitaquana. La vicenda, ancora non del tutto definita, vede protagonista P.P., una giovane con piccoli precedenti, sottoposta il primo aprile a fermo per infanticidio in condizioni di abbandono morale e materiale e occultamento di cadavere. La misura cautelare, di cui viene data notizia solo oggi, era stata convalidata il 3 aprile con la contestuale applicazione della misura cautelare in carcere da parte del gip Maria Carla Sacco. La ventenne e’ sposata con un 28enne di origine marocchina dal quale si e’ separata nel corso di una gravidanza.Stando alle indagini, la giovane ha poi proceduto ad occultare le spoglie del feto con la complicita’ di altre persone. I carabinieri della compagnia di Penne, supportati anche da personale della sezione di polizia giudiziaria della Polizia di Stato di Pescara e sotto la direzione dei sostituti procuratori della Repubblica Annalisa Giusti e Andrea Papalia, stanno ora esaminando le posizioni di un ginecologo della provincia di Pescara e di un infermiere in pensione, nonche’ di alcune persone solitamente frequentate dalla giovane che potrebbero essersi adoperate per occultare l’accaduto e le tracce dell’avvenuto decesso del piccolo. Le indagini sono in corso anche con il supporto del personale del RIS dei carabinieri di Roma per gli accertamenti tecnici su alcuni luoghi di probabile sviluppo della vicenda che non e’ agevolmente definibile anche per la scarsa collaborazione alle indagini da parte dell’interessata, da alcuni suoi familiari e dalle persone che frequenta. (AGI)

«Renzi toglie il segreto di Stato». Ma è stato cancellato dal ’77

strage bolognaRoma, 23 aprile 2014 – Agli ignari telespettatori del TG3 delle 19 di domenica 20 aprile sono stati propinati due minuti di micidiale «disinformazione», a proposito di presunti segreti di Stato che avrebbero impedito di svelare i veri responsabili della tragica stagione dello stragismo in Italia, da piazza Fontana (1969) alle stragi di mafia del 1992. Questi i passaggi principali del servizio del TG3:
«Renzi ha promesso di abolire il segreto di Stato che sinora ha impedito di attribuire colpe e responsabilità per molte stragi che hanno segnato la storia della nostra Repubblica… Piazza Fontana, treno Italicus, stazione di Bologna (…). Ora il segreto di Stato sulla stagione delle stragi verrà levato; lo ha promesso in un’intervista a Repubblica Matteo Renzi».
Un inarrivabile concentrato di inesattezze e falsità. Andando infatti a rileggere ciò che realmente ha detto Renzi a «Repubblica», ci si accorge che egli non ha mai evocato, giustamente, il segreto di Stato: «Vorrei introdurre il principio della «total disclosure» … abbiamo deciso di desecretare gli atti delle principale vicende che hanno colpito il nostro Paese e trasferirli all’Archivio di Stato. Per essere chiari: tutti i documenti delle stragi di Piazza Fontana, dell’Italicus o della bomba di Bologna».
Queste sue parole costituiscono già una plateale smentita al citato servizio. Sarebbe stato d’altronde clamoroso se il presidente del Consiglio fosse incappato in un infortunio simile.
Infatti, come dovrebbero sapere tutti i giornalisti (e tutti gli addetti ai lavori) che si occupano o si sono occupati di terrorismo, il segreto di Stato non è mai stato apposto in nessuna delle vicende stragiste che hanno insanguinato la nostra storia repubblicana. Infatti, l’articolo 12 della legge 801 di riforma dei servizi segreti, approvata nell’ottobre 1977, precisava che «in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato fatti eversivi dell’ordine Costituzionale». Analogamente la legge 124, dell’agosto 2007, che riforma la precedente, all’articolo 39 ribadisce che «in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato notizie, documenti o cose relativi a fatti di terrorismo o eversivi dell’ordine costituzionale». Vediamo quindi di capire cosa ha voluto dire esattamente Renzi. Quello che il presidente del Consiglio pare si proponga di fare è di «desecretare», ossia di rimuovere le classifiche di segretezza – apposte dai cosiddetti enti originatori – che ancora gravano su migliaia di carte raccolte ad esempio dalla Commissione stragi (1988-2001), riguardanti molti filoni di indagini di quella commissione parlamentare bicamerale riguardanti appunto la tragica stagione delle stragi, o il caso Moro. Su questa falsariga c’è da auspicare che vengano «desecretate» anche moltissime carte della Commissione Mitrokhin riguardanti ad esempio la strage di Bologna.
Proposito lodevole quello di Renzi, che ci auguriamo venga realizzato, sperando però che questa operazione di «total disclosure» – come l’ha chiamata lo stesso Renzi – che dovrebbe concretizzarsi nel versamento delle carte desecretate all’Archivio centrale dello Stato, non si riveli poi una beffa, ossia un passaggio dalla padella alla brace.
Il ginepraio legislativo che regola l’accessibilità agli archivi italiani è infatti particolarmente intricato, tanto che è previsto anche il caso di un lasso di tempo di 70 anni prima che si possa accedere a determinati documenti.
È tempo ormai che anche l’Italia adotti finalmente un «freedom of information act» – ossia una legislazione che regoli tempi e modalità sull’accessibilità ai documenti dei servizi segreti (ma non solo), analoga a quella in vigore da decenni negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.
Ancora una considerazione e una domanda: perché si invoca sempre a sproposito il segreto di Stato laddove esso non è mai stato applicato e dove peraltro non è applicabile e invece ci si dimentica di quei casi in cui la sua apposizione è realmente avvenuta?
Ad esempio, tanto per dire, nel procedimento veneziano del 1983 sul traffico d’armi Olp-Brigate rosse o alla vicenda della scomparsa in Libano dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo (2 settembre 1980), episodi a cui il servizio del TG3 non ha fatto alcun cenno; una vicenda quella Toni-De Palo dove il segreto di Stato non solo è stato opposto e confermato nel 1984, ma pure prolungato fino alla scadenza massima dei 30 anni, prevista dalla legge 124 del 2007.
Questo segreto di Stato scadrà appunto alla fine di agosto di quest’anno: tra pochi mesi vedremo davvero se le carte coperte da quel vero segreto – ossia i rapporti tra lo Stato italiano, i nostri servizi e le organizzazioni palestinesi – verranno rese pubbliche e diventeranno accessibili a chiunque voglia consultarle e, in caso negativo, vedremo se coloro i quali insorgono a sproposito ad ogni occasione – ci auguriamo in buonafede e solo per incompetenza – reagiranno in modo adeguato.
di Gabriele Paradisi

Fonte Il Messaggero

Il clamoroso autogol della polizia di New York: invita gli utenti a postare su Twitter una foto con gli agenti e arriva una valanga di immagini di abusi

tw police nyNew York, 23 aprile 2014 – Doveva essere una campagna volta a promuovere la propria immagine, ma l’iniziativa lanciata su Twitter dalla polizia di New York ha avuto un risvolto inaspettato.
Dopo avere invitato gli utenti a pubblicare sul social network loro foto con agenti di polizia, accompagnate dall’hashtag #myNYPD, il dipartimento della polizia newyorkese ha visto postare immagini di possibili aggressioni proprio da parte della polizia.

Tutto è iniziato ieri quando il Nypd ha pubblicato la foto di due poliziotti sorridenti accanto ad un cittadino. L’hashtag è stato subito utilizzato anche per twittare immagini più ostili come, ad esempio, quella di un uomo sbattuto sul cofano di una macchina dagli agenti di polizia.

Lo scatto risale al marzo del 2013, dopo le proteste a Brooklyn per la morte del 16enne Kimani Gray, al quale sparò la polizia. «Il Nypd – ha riferito il dipartimento in un comunicato – sta creando nuovi modi per comunicare efficacemente con la comunità. Twitter fornisce un forum aperto per uno scambio senza censure e questo è un dialogo aperto positivo per la nostra città».
Fonte Il Messaggero