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Neonato dal pediatra perchè sta male: è positivo alla cocaina, genitori nei guai

neonatoGenitori tossicodipendenti nei guai per il loro bimbo “cocainomane”: papà ha 38 anni e fa il cuoco, mamma solo 23 ed è senza lavoro. Vivono a Padova e hanno un bimbo di sei mesi. Ora sono alla sbarra, difesi dall’avvocato Massimo Munari, indagati per maltrattamenti in famiglia: il 16 ottobre scorso il loro piccolo è stato trovato positivo alla cocaina durante un esame pediatrico al quale i genitori (tossici e in cura con il metadone) si sono rivolti per i malori del piccolo.

I medici – secondo il Corriere Veneto – non hanno saputo formulare una diagnosi finchè hanno scoperto l’assurdo. Ora il piccolo è in una struttura protetta dove può comunque vedere i genitori, non da soli, per ordine del Tribunale dei minori di Venezia. Possibile che dopo aver assunto cocaina, mamma e papà abbiano toccato il figlio senza lavarsi le mani e così l’abbiano in pratica drogato. La madre assicura però che in gravidanza non ha mai assunto stupefacenti.

Padova, 27 novembre 2014
Fonte Il Messaggero
AL

Cortei e stadi, la Polizia userà i droni

polizia-caschi-bluOra sono nel Corno d’Africa. Prima hanno scortato le missioni italiane in Afghanistan, l’operazione di soccorso ai migranti Mare Nostrum e le manifestazioni internazionali più importanti, come la visita del presidente americano Barack Obama a Roma.
Da questo momento in avanti, però, i droni dell’Aeronautica militare potranno essere utilizzati anche a supporto di Polizia e Carabinieri nelle operazioni di ordine pubblico. Con compiti specifici e non adatti a tutte le manifestazioni pubbliche, precisano dall’Aeronautica militare: «I droni forniscono dati complessi. Accanto al pilota che comanda il velivolo ovviamente da terra, lavorerà costantemente un analista capace di decrittare e analizzare i filmati realizzati». La differenza – o meglio, una delle tante – è che le immagini realizzate saranno precise al dettaglio e che la sorveglianza dall’alto sarà praticamente invisibile, visto che questo genere di velivoli vola ad altezze da aereo di linea ed è silenziosissimo.

I RISPARMI
L’accordo per l’utilizzo dei velivoli senza pilota da parte delle forze di polizia è stato siglato ieri a Roma dal capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Pasquale Preziosa e dai capi di Polizia e Carabinieri Alessandro Pansa e Leonardo Gallitelli. Un’intesa, ha detto Preziosa, «già in atto», che consentirà di «aumentare il livello di sicurezza dei nostri cittadini»: «L’esperienza maturata in anni di utilizzo nei vari teatri operativi all’estero, ci ha consentito di acquisire un know how che ora torna utile anche per altri scopi. La tecnologia esce dagli hangar e si mette al servizio delle forze di polizia». Nelle intenzioni dei firmatari, l’intesa farà inoltre risparmiare parecchi soldi allo Stato, in quanto i costi effettivi saranno soltanto quelli relativi al volo dei Predator. L’impegno della Polizia sarà alleggerito anche dal fatto che la presenza dei velivoli potrebbe portare ad una riduzione dell’utilizzo degli elicotteri per gli stessi compiti. «Con questo accordo abbiamo acquistato a prezzo zero il meglio che c’è sul mercato, strumenti complessi e costosi che saranno a nostra disposizione» ha sintetizzato Pansa.

20 ORE DI VOLO
I Predator possono volare per oltre 20 ore consecutive senza necessità di atterrare o fare rifornimento. E sono in grado di trasmettere immagini in diretta, di giorno e di notte, di individuare obiettivi sul terreno, di dare indicazioni precise a chi si muove a terra su quanto si troverà davanti, di sorvegliare una determinata zona senza esser visti. Per questo il Predator potrà essere utilizzato per sorvegliare manifestazioni, cortei e proteste di piazza ma tornerà utile anche in occasioni di incontri di calcio o operazioni di polizia sul territorio, per il controllo di strade e autostrade o per la sorveglianza di determinati luoghi e di intere aree.

Pansa non è sceso nei dettagli, ma ha confermato che i velivoli serviranno «per la sorveglianza elettronica in tutte quelle situazioni in cui è necessario avere a disposizione uno strumento che consenta di raccogliere immagini e informazioni altrimenti non possibili». Li useremo, ha aggiunto Gallitelli «solo a ragion veduta, sul piano della prevenzione e della repressione».

Roma, 27 novembre 2014
di Sara Menafra
Fonte Il Messaggero
AL

Napoli capitale degli euro falsi: inventano anche la banconota da 300

20141126_84517_Clipboard01gggfALTRO CHE «banda degli onesti», altro che lirette della vecchia Zecca dello Stato stampate nel piccolo laboratorio da tre pasticcioni (ricordate il fortunato film di Camillo Mastrocinque, protagonisti Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia? Era il 1956). A Napoli è stata sgominata un’organizzazione transnazionale che, a detta degli inquirenti, metteva in piazza il 90 per cento degli euro falsi di tutto il mondo. E non si accontentava di rovesciare vagonate di banconote truffaldine sul mercato. Credendosi una «succursale della Bce», creava e immetteva anche nuovi tagli: come le banconote da 300 e da 30 euro (inesistenti, la Bce non si è mai sognata di stamparle). A quella da 300, stampata in alcuni esemplari, sarebbe stato assegnato – raccontano gli inquirenti – corso legale in Germania, dove è stata rifilata a un ingenuo tedesco. Prova generale, forse, per lo sbarco nei paesi baltici.

I COMPONENTI della banda di falsari erano in contatto con esponenti della criminalità organizzata di vari Paesi europei, cui davano «lezioni» di contraffazione, spostandosi da un Paese all’altro. Le banconote venivano diffuse non solo in Europa, ma anche in Paesi africani come Algeria, Tunisia e Senegal. Emesse 56 ordinanze cautelari (29 in carcere, 10 ai domiciliari e per tutti gli altri divieto di dimora e obbligo di firma). Raggiunta da uno dei provvedimenti Mimma Guardato, la mamma della piccola Fortuna, morta il 24 giugno scorso dopo essere caduta nel vuoto nel famigerato Parco Verde.

GLI INQUIRENTI hanno poi raccontato l’incredibile attività della banda – denominata Napoli Group – che non solo girava il mondo per fare proseliti e a svolgere stage per aspiranti falsari, ma aveva anche inventato un gergo per depistare gli inquirenti. Così le mazzette di euro false si chiamavano «cosariello» o «ambasciata», le monete «scarpe» o «gnocchi» mentre quando veniva messo in macchina il foglio per il biglietto verde caro a zio Sam, ecco che il Napoli Group cinguettava felice al telefono: «È pronto l’americano», per indicare la mazzetta di dollari fruscianti.

In poco più di due anni, dal 2012 in poi, e grazie a due stamperie clandestine – una ad Arzano (Napoli), l’altra a Gallicano (Roma) – mezzo mondo è stato inondato dal denaro taroccato dai falsari partenopei. Che non disdegnavano la spesa al minuto con gli euro contraffatti. Finivano così nelle casse di ignari commercianti e tabaccai banconote da 50 e 20 euro. Nel poco tempo libero, i falsari napoletani non stavano con le mani in mano, ma «tiravano» anche gratta e vinci e marche da bollo. Perché, si sa, la diversificazione è la base del successo imprenditoriale.

di NINO FEMIANI
NAPOLI, 27 novembre 2014
Fonte QN
AL

Renzi alla scuola Fiamme Gialle: “L’Italia non è in mano ai furbi”

renziMatteo Renzi e Pier Carlo Padoan hanno inaugurato l’anno accademico alla Scuola di Formazione della Guardia di Finanza.
“Siamo orgogliosi del vostro lavoro – ha scandito il premier – perché è sacrosanta la lotta all’evasione, ed è impressionante il numero, 91 miliardi, che la commissione parlamentare ha stimato: qualcosa come quasi 6 punti di Pil. Questo dato esiste e va combattuto”. Perché “Solo con onore e disciplina di tutti e di ciascuno di noi, riusciremo a cambiare il Paese”.

“E’ finito il tempo in cui i furbi pensano sempre di avere la meglio – è un altro passaggio – Il Paese non è in mano ai furbi. La battaglia più grande è contro l’idea che non ce la facciamo che non cambierà”, ha detto Renzi
E ancora: “Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale perché oggi c’é una presunzione di colpevolezza. Serve l’approccio inglese e americano – ha proseguito il premier – in cui il cittadino è moralmente accompagnato e il pubblico è un consulente e non un controllore”. “Più in generale serve semplicità perché è assurdo far sempre nuove norme per combattere il crimine”.
L’obiettivo è “stangare in modo definitivo coloro che violano le norme in modo inaccettabile”. Nel lavoro della Gdf “non ci sfuggono i problemi, le difficoltà, gli episodi di negatività e il comandante generale ha usato parole molto chiare – continua Renzi – Ma quello che vorrei dire alle donne e agli uomini della GdF è che siamo orgogliosi del’impegno quotidiano, faticoso, che non fa notizia, che voi mettete nel vostro lavoro”, e anche della “professionalità” che c’è tra le Fiamme Gialle.
Il primo passo per rendere “più semplice chiedere ai cittadini di pagare le tasse è far vedere che si annullano gli sprechi della pubblica amministrazione, tagliando le spese di gestione e non i servizi”.

PADOAN – “Per contrastare efficacemente l’evasione fiscale su scala internazionale dobbiamo mettere in campo risposte coordinate a livello globale per contrastare le frodi e il trasferimento illegale di capitali all’estero”, ha detto invece il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sottolineando il ruolo fondamentale dell’Italia sugli accordi raggiunti a livello Ocse e G20.

OSTIA (ROMA), 27 novembre 2014
Fonte La Nazione
AL

Beppe Signori porta 12 orologi da valutare in un compro-oro, dipendente li impegna al Monte di pietà

scommesse_beppe_signori_3Si sarebbe appropriata di dodici costosissimi orologi che avrebbe dovuto solamente stimare per conto dell’ex calciatore della Lazio e della nazionale italiana, Giuseppe Signori.
Una circostanza della quale – dopo la denuncia presentata dall’attaccante biancoazzurro ormai in pensione – Patrizia Trimarchi, dipendente di un compro oro di via Boccea, sarà chiamata a dare spiegazioni davanti al giudice della seconda sezione penale del tribunale monocratico di piazzale Clodio.

LA MOGLIE
L’imputata, accusata del reato di appropriazione indebita, avrebbe infatti ricevuto i preziosi dalla moglie del calciatore nel 2010 e avrebbe poi mancato di restituirli malgrado le richieste del legittimo proprietario, raccontando di averli impegnati per errore presso il Monte di Pietà. Alla sbarra, insieme all’impiegata del negozio, nell’ambito dello stesso procedimento, è finito anche un trentaquattrenne originario di Frosinone. A differenza dell’altra imputata, l’uomo, trovato in possesso di alcuni degli orologi di appartenuti alla vittima, dovrà però rispondere dell’accusa di ricettazione. A spiegare la vicenda ai magistrati, è lo stesso Signori, ascoltato in aula nelle vesti di testimone. Stando alla versione resa dalla vittima, tutto sarebbe cominciato nel mese di maggio del 2010 quando, presa la decisione di far valutare alcuni suoi orologi e un anello d’oro, l’ex bomber bergamasco avrebbe dato incarico alla moglie di farli stimare da un negoziante specializzato di via Boccea. All’interno del compro oro, la dipendente che poi sarebbe stata trascinata a processo dallo sportivo, riceve in consegna dodici orologi -tra i quali un Rolex, due Patek Philippe e altrettanti Frank Muller- e un anello in oro, rilasciando alla cliente una regolare ricevuta per la merce presa in carico.

L’ANELLO
Il compito dell’imputata è semplicemente quello di far eseguire una perizia sulla merce ma, quando la vittima si decide a chiedere indietro i suoi oggetti, lo avvisa di non esserne più in possesso. «Nel corso dei mesi – ha spiegato Signori- nonostante svariati tentativi, non sono più riuscito a rientrare in possesso degli orologi e dell’anello. Anzi la dipendente mi ha riferito che purtroppo, per un mero errore da parte della ditta, i miei averi erano stati impegnati al Monte di Pietà». Solamente un mese più tardi rispetto allo spiacevole incidente capitato all’attaccante, sette degli orologi scomparsi sarebbero poi stati identificati con quelli trovati in possesso del presunto ricettatore.

Roma, 27 novembre 2014
di Riccardo Di Vanna
Fonte Il Messaggero
AL