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«Ha ripetutamente pianificato la calunnia ed ha sempre mentito» è questa l’accusa del pm di Milano, Gianluca Prisco, emersa durante la requisitoria di ieri mattina. Secondo il pubblico ministero, che ha parlato davanti ai giudici della decima sezione penale, la romena di etnia rom Nela Ionica Drosu ha mentito ai medici dell’ospedale cui è stata ricoverata, sostenendo di avere perso il bambino che aspettava (era al sesto mese di gravidanza) a causa di una manganellata inferta qualche giorno prima da un agente di polizia durante tafferugli scoppiati a margine di una manifestazione contro gli sgomberi di case occupate a Milano.
Il pm ha quindi chiesto una condanna a tre anni e nove mesi. Il caso era stato trattato su molti giornali e aveva goduto di vasta eco mediatica, per poi sgonfiarsi come una bolla di sapone.
Secondo il pm, sono stati gli accertamenti sul feto e sulla placenta effettuati durante la visita medica alla donna adi impedire che l’imputata «rovinasse la vita a un poliziotto».
Il pm ha chiesto anche la condanna a due anni per Adi Drosu, sorella della romena, che avrebbe reso «false» dichiarazioni.

Riccardo Ghezzi
Milano, 11/1/2017

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