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Molto spesso ci viene chiesto cosa possano fare o meno le forze dell’ordine quando ti fermano ai lati delle strade, in quelli comunemente (ed erroneamente) chiamati “posti di blocco”, ma che in realtà sarebbero “POSTI DI CONTROLLO“.

Ma veniamo al dunque. Una ottima spiegazione ce la fornisce il sito specializzato
“LA LEGGE PER TUTTI”, che scrive quanto segue

I carabinieri possono fermare quando la persona è indagata oppure può fornire informazioni utili per le indagini.
Può capitare che, durante una tranquilla passeggiata serale, si venga fermati dalle forze dell’ordine le quali chiedono di vedere i documenti personali. Non poche volte, poi, è successo che la persona fermata sia invitata a seguire gli agenti presso la caserma o addirittura la questura.

 

ANDIAMO QUINDI A FARE CHIAREZZA SU QUESTO PUNTO

 

FERMO PER IDENTIFICAZIONE: COS’E?

“La legge consente alla polizia giudiziaria di fermare, per procedere alla sua identificazione, la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e le persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti. Se il fermato rifiuta di farsi identificare ovvero fornisce generalità o documenti di identificazione che appaiono falsi, i carabinieri possono accompagnarlo nei propri uffici e trattenerlo per il tempo strettamente necessario all’identificazione e comunque non oltre le dodici ore” – va avanti il sito – Quando l’identificazione risulta particolarmente complessa, previo avviso al pubblico ministero, la persona può essere trattenuta non oltre le ventiquattro ore, con facoltà per il fermato di avvisare un familiare o un convivente”

La legge, quindi, consente anche ai carabinieri di fermare una persona qualora questa: sia indagata; si ritenga sia informata dei fatti.

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Altri dubbi vengono posti in merito alla presenza o meno di uniforme di servizio.
Cosa fare se chi ci ferma è in abiti civili? Come comportarsi? È possibile sincerarsi della reale identità dell’agente chiedendo il tesserino di identificazione (IMPORTANTE: NON LA PLACCA MA IL TESSERINO!)

Se l’agente non soddisfa la richiesta, non si è obbligati a rispondere alle sue domande.

 

 

FERMO DI INDIZIATO DI DELITTO

Pur condividendone il nome – scrive la Legge per Tuttidifferente funzione ha il fermo di indiziato di delitto. Secondo la legge, quando sussistono specifici elementi che, anche in relazione all’impossibilità di identificare l’indiziato, fanno ritenere fondato il pericolo di fuga, il pubblico ministero dispone il fermo della persona gravemente indiziata di un delitto per il quale la legge stabilisce pene severe. Negli stessi casi, prima che il p.m. abbia assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria (quindi anche i carabinieri) procedono al fermo di propria iniziativa.

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito il fermo sono obbligati a darne immediata notizia al p.m. competente. Consegnano al fermato una comunicazione scritta, redatta in forma chiara e precisa e, se questi non conosce la lingua italiana, tradotta in una lingua a lui comprensibile, con cui lo informano di tutti i suoi diritti, tra i quali spicca quello di nominare un difensore di fiducia.

 

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ALCUNE TIPOLOGIE DIVERSE

Da quanto detto si capisce come il fermo possa assolvere a funzioni diverse: il primo (cioè quello per l’identificazione) si riduce spesso ad un mero controllo di routine, fatto nell’ambito di un’indagine più vasta e per la quale servono ulteriori elementi; il secondo, invece, è una vera e propria misura pre-cautelare (molto simile all’arresto in flagranza, con il quale condivide gran parte della disciplina) che può essere disposta dal pubblico ministero ovvero d’iniziativa della polizia giudiziaria quando vi siano fondati sospetti sulla colpevolezza di una persona, ovvero si tema che possa darsi alla fuga.

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