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Interdetti dai pubblici uffici a paga dimezzata, ora il primo ha vinto in Appello. La notizia è riportata da Dario Crippa su Il Giorno

Non picchiarono il ladro-rapinatore tunisino che avevano appena arrestato. Non lo massacrarono a pugni e manganellate come invece lui stesso aveva raccontato una volta arrivato in cella nel carcere di Monza.

Non falsificarono le carte dell’arresto per coprire il proprio operato infamante. “Il fatto non sussiste”, lo dicono i giudici.

Questo sembrerebbe uscire da quanto sta accadendo in queste ore in Tribunale. Uno dei due carabinieri che dopo questa oscura vicenda si trovarono condannati ha vinto in Appello e verrà presto reintegrato nel suo lavoro.

Per quanto riguarda il suo collega di pattuglia, invece, bisogna attendere: analogo processo di Appello sarà discusso il 25 maggio prossimo.

Tutto era cominciato lo scorso 19 ottobre, quando i due militari del Nucleo operativo e radiomobile di Monza erano intervenuti per una duplice rapina (poi derubricata in furto con strappo) ai danni di un 13enne e di un altro soggetto.

Il responsabile, un pregiudicato tunisino con problemi di tossicodipendenza, era stato arrestato il mattino dopo, ma aveva tentato di aggredire i carabinieri.

In Tribunale le parti si erano ribaltate: e i carabinieri erano stati accusati dalla Procura di lesioni, falso e calunnia, ed erano pertanto stati interdetti dai pubblici uffici per un anno. Con stipendio dimezzato al 50%. Ora però tutto potrebbe ribaltarsi di nuovo.

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