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Pubblichiamo una lettera inoltrata nelle scorse ore al Quotidiano Gazzettino

Angela Malaspina (Cfs)
Ex Corpo Forestale dello Stato di Foggia

Caro Gazzettino,
nel silenzio generale si sta consumando la tragedia della distruzione del Corpo forestale dello Stato, amministrazione antica, una delle 5 forze di polizia nazionali, specializzata nella tutela dell’ambiente. Ma non voglio parlare di una legge assurda che stabilisce di militarizzare una funzione che nulla ha di militare, come la tutela dell’ambiente, e con essa, circa di oltre 7.000 persone che svolgono quella funzione. Nemmeno della militarizzazione, in tempo di pace, del personale civile, costituito da geometri, amministrativi, tecnici, uomini e donne, che senza averlo deciso, e in barba ad una legge che stabilisce che l’arruolamento militare delle donne può essere solo volontario, dovrà indossare una uniforme e ricevere in consegna un’arma individuale a partire dal primo gennaio, tra meno di 3 giorni.

Non lo so se questo è servito al governo precedente per pubblicare un twitter di compiacimento per l’ulteriore traguardo raggiunto, o all’Arma dei carabinieri, forza di polizia e nel contempo forza armata, per aumentare l’organico di 7.000 unità, mentre la Polizia lo aumenta solo di 120 persone. Non voglio nemmeno richiamare l’attenzione sul fatto che, in contrasto con una legge dello Stato, la famosa legge Madia, già dichiarata incostituzionale in alcune parti, che prevedeva “riorganizzazione del Corpo forestale dello Stato ed eventuale assorbimento del medesimo in altra Forza di polizia, ……ferme restando ….. la salvaguardia delle professionalita’ esistenti, delle specialita’ e dell’unitarieta’ delle funzioni da attribuire, assicurando la necessaria corrispondenza tra le funzioni trasferite e il transito del relativo personale” il decreto legislativo di attuazione (177/2016) e gli ulteriori decreti del Capo del Corpo che destinano il personale alle diverse amministrazioni, stanno di fatto travolgendo e mortificando professionalità e specialità possedute, nonché smembrando l’unitarietà senza assicurare alcuna corrispondenza tra funzioni trasferite e transito del personale.

Non parlerò di tutto questo, perché tutto questo è già oggetto di innumerevoli ricorsi che, per la gioia degli avvocati, sono stati mossi nelle diverse sedi giurisdizionali, a spese dei dipendenti, per contestare le diverse illegittimità normative e amministrative.

Devo, però, constatare che questa distruzione sta avvenendo nel silenzio generale perché ormai i forestali non fanno più notizia e perché è imbarazzante riconoscere che ancora oggi, a pochi giorni dalla fine, questa gente con la divisa grigio verde ha la pretesa di lavorare, anche con ottimi risultati, senza nemmeno un cenno sui TG).

Qui vorrei solo parlare dei casi di ingiustizia minore, non perché meno importanti ma solo perchè riferiti ai destini dei singoli. Presumendo che le norme siano corrette e nella convinzione che le leggi dello Stato vadano comunque rispettate, non si può non restare basiti di fronte ai metodi usati per applicarle.

Oggi, in Italia, 7.781 civili appartenenti al Corpo forestale, dipendenti pubblici di uno stato democratico europeo, senza essere stati interpellati o

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