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Assegno al coniuge post divorzio: stop agli assegni troppo elevati

Nuovo indirizzo interpretativo, assunto dalla Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, in tema di diritto all’assegno divorzile.

La Cassazione ha “smontato” il proprio precedente orientamento, che collegava l’assegno divorzile al parametro del “tenore di vita avuto in costanza di matrimonio”: il criterio di spettanza diventa ora l’indipendenza o l’autosufficienza economica del coniuge che lo richiede.

Lo hanno stabilito le sentenze 11504/2017 e 15481/2017, depositate a maggio e giugno scorsi.
Con la prima decisione i supremi Giudici hanno respinto il ricorso con il quale l’imprenditrice Lisa Lowenstein – ex moglie di Vittorio Grilli, già ministro dell’Economia nel governo di Mario Monti – reclamava l’assegno divorzile negatole dalla Corte di Appello di Milano e prima ancora dal Tribunale di Milano.

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Il mantenimento del tenore di vita precedente il divorzio non è più un diritto: Grilli, dopo la fine del matrimonio, ha subito una contrazione dei redditi e la Lowenstein può mantenersi da sola.

La Cassazione giunge a stabilire nuovi parametri in materia di riconoscimento dell’assegno divorzile, abbandonando la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come “sistemazione definitiva”: niente più rendite parassitarie ed ingiustificate proiezioni patrimoniali di un rapporto ormai concluso, ma responsabilizzazione del coniuge che pretende l’assegno, che dovrà attivarsi per realizzare la propria personalità, nella nuova autonomia di vita, alla stregua di un criterio di dignità sociale.

Intervenuta la sentenza di divorzio, il rapporto matrimoniale si estingue definitivamente, sia sul piano dello status personale dei coniugi – che d’ora in poi devono considerarsi “persone singole” – sia sul piano dei rapporti economico-patrimoniali.

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Fermo restando, in presenza di figli, l’esercizio della responsabilità genitoriale, con i relativi doveri e diritti, da parte di entrambi gli ex coniugi, il diritto all’assegno di divorzio può essere riconosciuto solo nel caso in cui venga accertata giudizialmente la mancanza di «mezzi adeguati» dell’ex coniuge richiedente l’assegno o, comunque, l’impossibilità dello stesso «di procurarseli per ragioni oggettive».

La Cassazione sottolinea che l’interesse tutelato con l’attribuzione dell’assegno divorzile non è il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi, ma il raggiungimento della indipendenza economica.

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