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C’è qualcuno, al di là di un Renzi bramoso di vendetta, che abbia davvero voglia di andare a votare il più presto possibile?
Sì, è vero, alcune forze politiche, tra cui Fratelli d’Italia e la Lega Nord, si fanno cariche delle presunte istanze dei cittadini invocando il voto per rispetto della democrazia, perché ci sono stati “quattro governi consecutivi non eletti dal popolo” (suggestione falsa Costituzione alla mano, che diventa analisi condivisibile se si considera la legge elettorale con premio di maggioranza e indicazione del leader di coalizione prima del voto) e perché non si può continuare con l’attuale situazione.
In realtà, e questo il presidente della repubblica Sergio Mattarella lo sa bene, la priorità dovrebbe essere quella di evitare che si ripeta una legislatura come l’attuale, destinata a concludersi tra un anno. Una quinquennio che ha prodotto incertezze, divisioni, maggioranze sempre in divenire. Peggio che nella prima repubblica.
Come fare? Innanzitutto ci vuole più chiarezza negli scenari e nelle alleanze. E poi una legge elettorale che garantisca la giusta rappresentatività in parlamento ma anche sufficiente governabilità.

La prima esigenza è abbastanza facile da soddisfare, almeno sulla carta. Dipende dai leader politici. Il centrodestra, su tutti, si deve riorganizzare, capire se voglia presentarsi unito o diviso, trovare un leader e un programma. Dall’altra parte, il Pd deve fare chiarezza, far fronte alle divisioni interne e al rinnovato problema della leadership dopo la batosta di Renzi al referendum.
La seconda esigenza invece è un po’ più complessa: quale legge elettorale è in grado di non snaturare il voto con un esagerato premio di maggioranza ma allo stesso tempo garantire governabilità a chi vince? Forse nessuna.
Il proporzionale garantirebbe una corretta rappresentazione del voto in parlamento, ma favorirebbe il proliferare di partiti e costringerebbe al ritorno delle alleanze post voto. Larghe intese, insomma. Ci vorrebbe una soglia di sbarramento per evitare un parlamento troppo frammentato.
Forse, la soluzione migliore è il maggioritario. Un ritorno all’uninominale corretto, al Mattarellum, varato proprio dall’attuale presidente della repubblica. Il quale sa bene che non è tempo di andare al voto finché non si sciolgono nodi importanti.
Gentiloni è probabilmente d’accordo e non ha alcuna voglia di accontentare Renzi, sempre più ai margini.

Riccardo Ghezzi
Roma, 11/1/2017

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