Il poliziotto eroe: «L’ho afferrata e le ho detto: ‘Non voglio morire con te’»

ImmagineSi è gettato nelle acque gelide senza pensarci due volte per salvare la vita a una ragazza che voleva farla finita nel lago del Mis. Lui, Davide Bonin, il sovrintendente di polizia della questura di Belluno, è ormai per tutti il poliziotto-eroe. E oggi racconta al Gazzettino gli attimi concitati di quel sabato 28 febbraio.

Quando ha visto la ragazza nel lago non ci ha pensato due volte e si è gettato. Cosa ha pensato?
«Se avessi pensato mi sarei almeno tolto il cinturone e le scarpe. In quei momenti non ci si pensa. Non ne ho avuto il tempo, e non c’era il tempo materiale di chiamare nessuno. Non è un gesto di incoscienza, comunque. So nuotare e ho anche fatto immersioni subacquee. Però nei mari caldi. Sinceramente, se non sarò costretto, non ci entrerò più in un lago.

Come siete arrivati lì al momento giusto?
«Non ci sarei mai andato lì da solo. È stato un lavoro di squadra con il gruppo di lavoro della sala operativa della Questura. Le ricerche ci hanno portati lì in tempo. Con il collega abbiamo trovato l’auto della ragazza. Era vuota e aperta, ma non c’erano messaggi: eppure tutto lasciava presagire il peggio. Poi l’abbiamo notata vicino all’acqua e quando ci ha visti ha reagito: due, tre passi e si è buttata cadendo di schiena. Non ho pensato a famiglia o altro, ma è stata la scarica di adrenalina a spingermi e mi sono tuffato».

Lei stesso ha rischiato la vita, vista la resistenza della donna. Lo rifarebbe?
«Ci ho pensato in questi giorni. Nella consapevolezza di saper nuotare, penso che la decisione di non buttarmi mi peserebbe di più. Non si rimane a guardare in quei momenti, credo che non ne sarei capace».

Lei ha sussurrato delle frasi alla ragazza e si è subito calmata. Cosa le ha detto?
«I contenuti esatti di quello che ho detto preferisco non dirli, perché è stato un momento delicato tra me e la persona e per il rispetto della situazione non voglio renderli pubblici. Posso dirle che le ho fatto capire che avevo paura anch’io e che volevo continuare a vivere. Mi ha colpito che la reazione è stata immediata e positiva. La ragazza a quel punto è rimasta immobile. È stata la più grande soddisfazione».

Belluno, 9 marzo 2015

Fonte IlMattino

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