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Fino al 1977, quella del 4 Novembre è sempre stata una festa popolare. Oggi finita nel dimenticatoio, gli italiani sembrano quasi rifiutarla

4 Novembre: questa vittoria dell’Italia che non sappiamo festeggiare

4 Novembre. Data pregna di significati, eppure così poco sentita.
In Italia, il 4 novembre,  fino al 1977 – anno terribile per il nostro paese, è stata una data popolare, amata da tutti. Operai, impiegate, casalinghe, studenti i quali da sempre, con la propria esuberanza sono sempre stati propensi al festeggiamento ed anche allora non ci si risparmiava una sorta di entusiasmo all’insegna del patriottismo

Ma il ’77, culmine degli anni di piombo e martoriato dagli scontri di piazza, dai morti tra le nostre forze dell’ordine, tra i manifestanti, gli attentati, il terrorismo, è ricordato anche per un clima di forti battaglie e revisionismi rispetto alla politica e degli ideali italiani basati fin troppo spesso sull’antimilitarismo.

Proprio nel 1977 infatti, questa festa istituita in pompa magna nel 1919 ha subito una sorta di declassamento e da allora, il festeggiamento è passato alla prima Domenica di Novembre chiamato festa dell’unità nazionale e delle Forze Armate.

Nonostante questo, il 4 Novembre resta una data cruciale Ma provate voi, oggi, a domandare ad un ragazzo per strada cosa accadde e cosa si ricorda in questa data.

Tanto per cominciare, non la fine della prima guerra mondiale come viene spesso riportato. Infatti il conflitto si concluse l’11 novembre alle con l’armistizio di Compiègne/Rethondes, che pose fine alle ostilità su tutti i fronti.

Il 4 di novembre coincide piuttosto con il cessate il fuoco sul fronte italo-austriaco, quindi la vittoria italiana sull’esercito imperiale.

Nel frattempo, infatti, le truppe italiane stavano dilagando verso nord, dopo la vittoria di Vittorio Veneto, mentre i reparti AU si arrendevano o continuavano disperatamente a resistere, a macchia di leopardo, e l’impero si sfaceva sotto i colpi dei diversi nazionalismi. In quella situazione caotica, con i vincitori che avanzavano, i vinti che fuggivano, i prigionieri liberati che scendevano lungo le valli, in un disordine indescrivibile, tra entusiasmi e sparatorie, il comando italiano guadagnava tempo, per evitare che l’armistizio cogliesse il nemico ancora sul territorio nazionale: cosa che avrebbe di molto diminuito il valore della vittoria sul piatto delle trattative diplomatiche sui nuovi confini nazionali. Eppure, vittoria fu: una vittoria piuttosto netta e quasi inimmaginabile, se si pensa a come era ridotto il regio esercito soltanto un anno prima. (1)

Ma le trattative erano cominciate qualche giorno prima, il 29 ottobre, in occasione della battaglia di Vittorio Veneto.

LA VITTORIA – il generale Armando Diaz, comandante delle forze armate, comunicò la fine della Guerra con un bollettino:

La guerra contro l’Austria-Ungheria che l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. […] I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.

Veniva, in realtà dalla triplice, formulato il diritto dell’esercito di occupare le terre austro-ungariche sul litorale adriatico, la riduzione dell’esercito, la consegna del 50 per cento dell’artiglieria in dotazione, la liberazione immediata dei prigionieri e il ritorno in Germania delle truppe tedesche.

Gli accordi iniziali non furono rispettati. Quelli che prevedevano per l’Italia l’annessione di Venezia Giulia, Tirolo meridionale, penisola istriana (esclusa Fiume), Trentino e parte della Dalmazia, alcune isole dell’Adriatico, il bacino carbonifero di Adalia in Turchia, Valona e Saseno in Albania, la conferma della sovranità su Libia e Dodecaneso non ebbero completamente luogo. Le nazioni della Triplice però decisero di non concedere all’Italia quanto promesso, di conseguenza l’armistizio non si potè definire esattamente un successo, originando a quella che Gabriele D’Annunzio definì “vittoria mutilata”.

LA VITTORIA MUTILATA – Rispetto ai territori sopra citati, l’Italia si vide riconoscere solamente ’Alto Adige, l’Istria, Trieste e Trentino. Non la Dalmazia e la Libia.

Il 4 novembre si celebra comunque la giornata dell’unità nazionale per l’annessione di Trento e Trieste al Regno d’Italia (da non confondere con l’anniversario dell’unità d’Italia) e la giornata delle forze armate, poiché quei giorni del 1918 vennero dedicati alle onoranze funebri – in Italia e in Europa – per i soldati morti nel conflitto (2) .

 

Tenente Colonnello Gianfranco paglia “4 Novembre è la nostra festa, è la festa dell’Italia” – Gravemente ferito alla colonna vertebrale a Mogadiscio, 2 luglio 1993

 

 

sostenitori.info

 

(1) varesenews
(2) corriere.it

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