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E´scattata in Islanda la legge, la piú severa al mondo, che impone a istituzioni pubbliche e private, aziende, banche e a qualsiasi datore di lavoro con piú di 25 dipendenti di assicurare pari retribuzione alle donne a pari qualifica con gli uomini. E Reykjavík, governata da una grande coalizione a guida verde il cui premier è una donna, Katrin Jakobsdóttir, fa i primi bilanci. Molto resta da fare nei salti di carriera, dicono gli esperti, troppo pesante resta il predominio maschile in economia, ma il salto retributivo è una conquista e vantaggio innegabile.

La legge minaccia multe fino a 50mila corone islandesi (pari a circa 450 euro) per ogni caso personale di violazione dell´obbligo di parità retributiva a pari qualifica. Il governo di Katrin Jakobsdóttir ha concepito un´applicazione graduale della norma. Le piú grandi istituzioni e aziende hanno tempo fino al 2020, quelle piú piccole fino al 2025.

Differenze retributive dunque restano ancora. Ma, riporta la Repubblica, sono scese da punte del 37 per cento a una nuova media del 10-12 per cento.
Va aggiunto che negli ultimi anni, in risposta a proteste e pressing e a grandi manifestazioni di piazza e scioperi degli influenti movimenti femminili del paese nordico, 100 aziende avevano già proceduto a correggere gli squilibri retributivi. Il muro che resta è quello delle carriere alte dove gli uomini appaionio tuttora favoriti.

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