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 A Ventimiglia scatta l’allerta. Stranieri accampati lungo la foce o il greto del fiume Roja in terribili condizioni igieniche
Dormono sdraiati sotto il ponte coperti: chi da un maglioncino, chi da un lenzuolo o un asciugamano, proprio come dei “cadaveri”. Bevono l’acqua del fiume, la stessa che poco prima hanno utilizzato per lavarsi e per i propri bisogni.

E addirittura vengono sfigurati dai topi. Ma non è tutto. Molti di loro sono affetti di scabbia e da chissà quali altre malattie.

È una situazione degna di un girone dell’Inferno dantesco (dei migranti), quella denunciata dalla Rete No Borders di Genova, che sulla propria pagina Facebook ha pubblicato un dossier choc a testimonianza delle terribili condizioni igienico sanitarie in cui vivono gli stranieri accampati lungo la foce o il greto del fiume Roja, a Ventimiglia. Una situazione davvero agghiacciante, con esseri umani ridotti a bestie.

Una situazione che soltanto i No Borders possono denunciare. Qualsiasi altro cittadino che ha provato a farlo in precedenza, infatti, è stato subito tacciato di razzismo. Ma questa è l’accoglienza garantita da una Italia “buonista”. “Arriviamo a Ventimiglia in mattinata – così inizia il racconto degli attivisti – .

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Come scendiamo dal treno vediamo i primi controlli della polizia. Chiedevano i documenti ai neri, alcuni avevano un permesso di soggiorno regolare, e nel frattempo alcuni turisti si facevano le foto in modo da prendere polizia e fermato. Usciamo dalla stazione e ci dirigiamo verso il fiume dove abbiamo ritrovato una situazione agghiacciante. I migranti vivono lungo la sponda del fiume, a piccoli gruppi, in base alla nazionalità”. E poi.

“Dormono in mezzo alla spazzatura la quale fa aumentare la possibilità di ritrovarsi a convivere con piccioni e ratti: ad un migrante è stata mangiata la faccia da quest’ultimi. È stato curato dai medici volontari un ragazzo con una profonda ferita sanguinante.

Ha raccontato di aver bevuto molto la sera precedente e di essersi dimenticato cosa era successo, lui aveva vent’anni ed era in un palese stato alterato. Inoltre, molti dei migranti che sopravvivono lungo il fiume hanno malattie legate alla situazione igienica: come ad esempio la scabbia. Mentre parlavamo abbiamo capito che loro bevono l’acqua del fiume, rischiando di prendersi malattie. Nessuno gli porta l’acqua potabile, anche se tutto questo accade a pochissimi metri dalla chiesa che accoglie minori e donne nella quale lavorano anche organizzazioni di vario tipo.

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Allora abbiamo deciso di comprare delle taniche ed accompagnarli alla fontanella per recuperare l’acqua potabile”. A detta dei No Borders: la maggior parte dei migranti che sopravvive sul fiume è composta da minori: Abbiamo incontrato anche ragazzini di 15 e 17 anni, ma che sono troppo grandi per essere accolti in chiesa. I migranti che vivono per strada sono la maggior parte e sono completamente lasciati soli e dimenticati”.
Il Giornale

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