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La volete sapere la prima bella notizia del 2017? Quest’anno finisce l’era di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti, e con lui il clan che ha governato l’America per almeno 24 anni (con Clinton, Bush e appunto Obama) lascia per la prima volta il potere.

E questa è un’ottima notizia per il mondo.

Il primo presidente afro-americano della storia degli USA che aveva esordito con un coro unanime di speranze che gli soffiava alle spalle, che si era visto conferire un premio Nobel per la Pace (ma ormai sappiamo che un premio Nobel è come un bicchiere d’acqua: non si nega a nessuno), dopo essere stato pubblicamente sconfessato in maniera clamorosa il 2 luglio 2014 dal Washington Times, che pubblicava un pezzo di Joseph Curl dal titolo “Obama is the worst President ever” (Obama è il peggior presidente della storia), nel quale forniva una panoramica tutt’altro che positiva sull’inquilino della Casa Bianca, oggi esce di scena in maniera goffa e umiliante per chi lo ha sostenuto, indisponente come una scimmia dispettosa.

Certamente all’epoca della sua elezione non era certo prevedibile un’uscita di scena simile, che lascia trasparire una più che sospetta mancanza di self control da parte di Obama, segnale evidente che alle sue spalle il nervosismo ormai ha raggiunto livelli parossistici.

D’altra parte se il presidente uscente è arrivato al punto di affermare che se ci fosse stato lui al posto di Hillary Clinton, avrebbe sicuramente battuto Donald Trump, è evidente che ormai non ragiona più. Infatti questa frase, oltre che essere in astratto un’espressione da perfetto idiota, è una dichiarazione che da una parte suona come una gaffe nei confronti della candidata democratica, e dall’altra fa emergere un ulteriore quesito: se è vero, come sostiene Obama, che Trump abbia vinto per “colpa” dei cattivi hacker russi, in che modo le cose sarebbero andate diversamente se Obama fosse stato il candidato al posto della Clinton?

Insomma, la vittoria di Trump è colpa della Clinton o del Cremlino?

E comunque, anche per essere chiari su questa ultima ridicola follia di Obama, è veramente difficile credere che degli hacker russi possano aver deciso l’esito delle elezioni presidenziali della nazione più informaticamente avanzata del mondo. Se così fosse, l’intelligence statunitense verrebbe seriamente ridicolizzata.

La verità è che Barack, la triste marionetta sorridente delle grandi lobbies finanziarie americane, quella dei banchieri e finanzieri massoni, con in testa il pericolosissimo George Soros, quella dei petrodollari sauditi e degli emirati arabi, e quella delle multinazionali della Silicon Valley legate a doppio filo con la lobby gay-lgbt, ha perso prima la faccia, e adesso anche la testa nel lanciare fantasiose accuse contro la Russia di Putin per tentare di far dimenticare che la sua amministrazione ha armato i ribelli contro Assad e il potere legittimamente costituito di Damasco – sempre per quella tara tutta americana dell’intervento preventivo umanitario – aprendo la strada agli jihadisti di Al-Nusra e favorendo oggettivamente la nascita dell’Isis come soggetto politico.

Obama, prima di accusare gli altri, dovrebbe farsi perdonare l’appoggio scriteriato e politicamente devastante offerto alle cosiddette “primavere arabe” che hanno trasformato il Mediterraneo in un mare di inquietudini, sulle quali ha potuto prosperare il qaedismo, come speravano gli integralisti musulmani dopo la prima uscita del presidente americano, nel 2008, al Cairo con un discorso che resterà negli annali a testimonianza dell’incapacità e del velleitarismo di un leader inventato dai poteri forti supportati dai grandi media e dal solito establishment.

Quel discorso – che al di là di ogni sua stessa aspettativa – fece guadagnare ad Obama addirittura il Nobel per la pace, mentre ancora il mondo non sapeva chi fosse, ha destabilizzato il Medio Oriente ed il bacino mediterraneo più di ogni altro intervento politico, provocando sfiducia e sospetti in alleati storici come Israele e in avversari ragionevoli come i palestinesi.

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