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Obama ha chiuso il suo mandato con un discorso di commiato in lacrime. Quelle lacrime di chi non vuole cedere un posto di potere così importante e prestigioso, ma soprattutto non vuole cederlo agli odiati nemici, antropologicamente diversi e inferiori. La vittoria di Donald Trump alle ultime elezioni americane ha scombinato i piani dell’ex presidente e premio nobel per la pace, oltre ad avere creato notevoli malumori ai “democratici” di ogni parte del mondo. Quelli che, per intenderci, piangono se perdono una poltrona perché sono convinti della loro diversità e superiorità antropologica e ontologica.
Obama se ne va piangendo, dicevamo, anche se in realtà per l’insediamento di Trump dobbiamo aspettare ancora 9 giorni, nei quali chissà cosa combinerà il presidente uscente. Già, perché in quest’ultima parentesi dei suoi otto anni di presidenza il buon Obama ha mostrato una voglia di fare senza precedenti, pur di mettere i bastoni tra le ruote all’odiato Trump. Un atteggiamento scorretto oltre che assai poco dignitoso.
Eppure, anche in Italia i cantori delle virtù democratiche sono già pronti ad elogiarne le gesta.

Vittorio Zucconi, penna di Repubblica, scrive: “Nell’ascoltare i cinquanta minuti del discorso d’addio di Barack Obama, nel vederlo asciugarsi le lacrime mentre ringraziava Michelle per averlo accompagnato nel viaggio impossibile dai ghetti neri di Chicago alla Casa Bianca, una parola già densa di rimpianto mi tornava alla gola: dignità”.
Secondo Zucconi, c’è dignità nelle lacrime di Obama. Nonostante il tradimento ad Israele, nonostante lo scandalo montato sugli hacker russi che sta danneggiando l’immagine degli Usa al solo scopo di screditare Trump, nonostante le dannose mosse in politica estera per complicare la vita a chi dovrà sostituirlo.
Se esiste un contrario di dignità, da oggi ha un cognome: Barack Obama. Che dice addio alla poltrona piangendo, dopo aver collezionato una serie incredibile di danni.
Eppure, qualche opinionista democratico italiano ha ancora il coraggio di sostenere il contrario.
Le vie dell’ideologia sono infinite.

Riccardo Ghezzi
Roma, 11/1/2017

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