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barbaraBarbara Benedettelli è la responsabile per Fratelli d’Italia del Dipartimento per la tutela delle vittime dei reati contro la persona. Candidata alla Camera dei deputati nelle liste di Lombardia e Puglia alle ultime elezioni, ha contribuito alla stesura di una proposta di legge per l’introduzione del reato di omicidio stradale, presentata da Fratelli d’Italia.
Da sempre in prima linea su temi come certezza della pena e difesa delle vittime di violenza, nel febbraio 2011 è uscito il suo libro “Vittime per sempre”, che dà voce ai parenti degli uccisi, nel giugno 2012 ha fondato il movimento di cui è presidente nazionale “L’Italia Vera”, per la tutela dei diritti.

Barbara Benedettelli, un anno fa Fratelli d’Italia presentava in parlamento la proposta di legge per l’introduzione del reato di omicidio stradale. A che punto siamo?
Ho contribuito personalmente al DDL che, a differenza di tante proposte fatte nel corso degli anni sia dalle Associazioni sia dai diversi schieramenti politici, mantiene il reato nell’ambito del colposo ma lo separa da altri omicidi della stessa natura giuridica. Questo perché ci siamo chiesti come superare i nodi che hanno sempre impedito l’introduzione di un reato specifico che invece in altri paesi esiste, se pur in forma colposa. Si agisce sulle aggravanti per quanto riguarda quei comportamenti alla guida che provocano la maggior parte degli scontri con gravi conseguenze. Non solo guida in stato alterato, ma anche inosservanza dei segnali di precedenza, investire le persone sulle strisce pedonali, superare del doppio i limiti di velocità, per esempio. Tutti comportamenti che vanno condannati senza se e senza ma e che devono essere ben definiti per evitare che lo stesso comportamento davanti a un giudice subisca un trattamento e davanti a un altro il trattamento opposto generando ingiustizia.
Cosa cambierà con l’introduzione di tale reato?
Da una parte smetteremo di pensare che si tratta di incidenti ovvero di eventi che avvengono non per una nostra responsabilità piena, ma per caso. E qui vorrei citare Pascal, “il caso non colpisce mai a caso”. Credo che possiamo definire incidente solo una piccola percentuale di scontri, per esempio quelli provocati perché ti viene un malore. Nel 90% dei casi il corso naturale delle cose avrebbe avuto uno sviluppo diverso se fosse stata rispettata una regola che, violata, ha prodotto un evento intrusivo e lesivo, dunque violento, nella vita altrui.
Le statistiche sono impietose: in Italia 11 persone al giorno muoiono per incidenti stradali. L’obiettivo dell’Ue è dimezzare il numero delle vittime entro il 2020, il vostro qual è?
L’obiettivo è quello di fare capire alle persone che una macchina non è una poltrona sulla quale sedersi in completo relax, ma è un’arma impropria che può uccidere. E’ fondamentale dare a questo reato una propria identità per modificare la percezione sociale del fenomeno. Riuscire a ridurre gli scontri provocati dall’inosservanza di leggi e regolamenti, imprudenza, imperizia è un obiettivo che si può raggiungere solo attraverso una maggiore severità, anche quando non osservando una regola non si provoca nessuno scontro. In Svizzera se ti prendono mentre superi la velocità del doppio ti ritirano la patente per due anni. Se ti prendono la seconda volta te la ritirano a vita. Qui facciamo sconti sule multe…
Attualmente chi cagiona danni fisici o lesioni per violazione del codice della strada è punito con una sanzione pecuniaria di 3000 euro al massimo, essendo la controversia di competenza del giudice di pace. La vostra proposta interviene anche su questo?
Sì. Chiediamo l’inserimento di uno specifico articolo nel Codice Penale che prevede, in caso di violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, la reclusione.
C’è chi sostiene che il reato di omicidio stradale sia pura demagogia e basterebbe applicare correttamente le leggi vigenti. Altre scuole di pensiero vorrebbero che chi uccide qualcuno guidando in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti venisse condannato per omicidio volontario. Lei come valuta queste due posizioni?
Demagogia è una parola fin troppo abusata. Lo scollamento tra il Codice Penale e quello che io chiamo “codice reale” è evidente. Le leggi attuali permettono infinite scappatoie a partire dall’applicazione della condizionale che di fatto rende le pene nulle. I minimi sono troppo bassi e i giudici tendono a partire da lì, chissà, forse molti di loro sono tra quella enorme percentuale di italiani che si immedesima nel colpevole perché loro stessi non osservano le regole stradali. Per quanto riguarda l’omicidio volontario per guida in stato di ebbrezza, credo che anche chi lucidamente uccide per non aver osservato una norma sia altrettanto colpevole, ma il fatto di rendere l’omicidio stradale volontario è uno dei nodi di cui ho parlato all’inizio di questa intervista. Chi uccide con la macchina non lo fa con la volontà piena di uccidere. Però oggi non possiamo non sapere che certi comportamenti possono provocare la morte. Un’indagine IPSO promossa dalla Fondazione Ania per la Sicurezza Stradale ha rilevato che oltre il 70% degli automobilisti infrange le regole stradali pur sapendo che ciò comporta dei rischi. Nonostante ciò permane la tendenza a immedesimarsi nel colpevole per auto-assolversi in anticipo in virtù del proprio comportamento scorretto. Potremmo definirlo preterintenzionale?
L’attuale premier Matteo Renzi si è dichiarato pronto a introdurre il reato di omicidio stradale. Si prenderà lui i meriti, nel caso?
Sinceramente non m’importa chi si prenderà i meriti. Mi interessa che le nostre strade siano sicure e che le nostre vite non siano quotidianamente messe in pericolo dall’irresponsabilità e l’incoscienza di chi non ha la consapevolezza che la libertà di ognuno è tale solo se rispetta i confini della libertà dell’altro. La strada è un bene comune, è un luogo frequentato da 60 milioni di italiani, perché sulla strada circolano anche neonati e anziani. Che un premier abbia preso atto di questo, che abbia parlato di vittime durante il discorso per la fiducia, che lo abbia fatto parlando di giustizia penale è un passo importante. Da tempo negli uffici legislativi dei Ministeri della Giustizia e dei Trasporti si sta lavorando a una proposta che possa essere accolta favorevolmente dalla maggioranza delle Camere. Renzi dia seguito immediato a quelle parole.
Lei all’interno di Fratelli d’Italia è responsabile del Dipartimento Tutela vittime della violenza, nonché fondatrice del movimento “L’Italia Vera” e autrice del libro “Vittime per sempre”. Da cosa nasce questo interesse per le vittime della violenza?
Sono sempre stata sin da bambina una persona ipersensibile. Il dolore altrui mi ferisce come se fosse mio. Quando per la prima volta sono entrata in contatto con i familiari di persone che sono state ammazzate ho sentito l’obbligo morale e civile di fare qualcosa per cambiare le cose. Nella maggior parte dei casi queste morti si potevano evitare, o perché c’erano i segnali dello squilibrio degli assassini o perché questi non sarebbero dovuti essere in circolazione ma in carcere a scontare la pena per altri delitti. Se la legge fosse certa, se sapesse valutare i reati non in termini di durata della pena ma in termini di gravità delle azioni, se la vita e le Vittime fossero messe su un gradino superiore rispetto ai rei, allora forse qualche vita la si potrebbe salvare. Credo che per essere davvero libero ognuno di noi dovrebbe rinunciare a un poco di libertà, quella che va oltre i confini della legge, che non è nostra nemica. E’ grazie alla legge se non siamo “lupi per noi stessi”.

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