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“Donne, riappropriatevi della vostra vita”, Polizia e Carabinieri in campo contro la violenza

Se se ti zittisce, se ti offende, se è asfissiante, ti controlla, ti minaccia, arriva a farti del male.. Se minaccia la tua libertà, se ti ricatta anche economicamente “…questo non è amore”

Ha fatto tappa anche a Torino il progetto “Questo non è amore”, campagna di sensibilizzazione della Polizia di Stato contro la violenza di genere che ha preso il via nel Luglio 2016 per volontà del capo della Polizia Franco Gabrielli e l’allora ministro
dell’Interno Angelino Alfano.


L’iniziativa ha portato in numerose piazze italiane un camper con a bordo personale della Polizia, una sorta di ufficio mobile, puntando a stabilire una connessione diretta con le donne vittime di violenza, ascoltate e consigliate da professionisti nel campo della prevenzione ma anche della repressione.

Il progetto vanta infatti l’appoggio di psicologi, rappresentanti di associazioni, operatori di polizia giudiziaria da anni schierati su campo, nel tentativo giorno dopo giorno di aiutare le vittime più impaurite e titubanti dell’azione della denuncia.

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L’iniziativa, che prese spunto da un’analoga campagna partita della Questura dell’Aquila, è solo una tra le tante ideate dalle forze dell’ordine. Impossibile non citare infatti anche i Carabinieri e la creazione già nel 2009, presso il Reparto Analisi Criminologiche (RAC), del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (RaCIS) la sezione “Atti persecutori” dell’Arma dei Carabinieri, attualmente comandata dal Capitano  Francesca Lauria, voluta dai ministeri delle Pari Opportunità e della Difesa.

difficile quantificare il trend del fenomeno, anche perchè non comprende un unico specifico reato e il sommerso rimane consistente

Il lavoro di prevenzione e sensibilizzazione posto in essere in questi anni, secondo il ministero dell’interno ha inciso in una netta diminuzione dei reati specifici.


Gli atti persecutori sarebbe calati di quasi mille casi su 12mila dal 2014 al 2016

Stesso trend per i maltrattamenti in famiglia, le percosse e le violenze sessuali.

Il nostro è un osservatorio privilegiato – afferma però il Capitano Lauria in una intervista all’AGI – è infatti difficile quantificare il trend del fenomeno, anche perchè non comprende un unico specifico reato e il sommerso rimane consistente, anche in presenza di un aumento delle denunce. Servirebbero dati più analitici e un orizzonte temporale più ampio”.

“Riappropriarsi della propria vita non è non scelta: sarebbe un dovere. Il percorso della querela-denuncia è difficile e ricco di ostacoli, ma le donne non sono sole” ha inoltre affermato al Tirreno “Ci sono istituzioni e associazioni, anche del privato sociale – a cominciare dai centri anti-violenza – che ci aiutano”.

Ma perché una donna dovrebbe denunciare?  Perché prima si denuncia, prima si possono adottare provvedimenti per mettere in protezione la vittima.

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“E c’è una ragione sopra le altre” afferma infine il Capitano “diamo un modello sbagliato ai nostri figli se tuteliamo la violenza non denunciandola”.

Di certo c’è, però, che un primo passo è stato fatto.
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