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Ha 60 anni Gabriella Stojan, milanese di nascita, oggi finita nel limbo. Da cinque anni non ha più un lavoro e dal 2012 si è vista rimandare la pensione anno dopo anno. Secondo le ultime novità, le mancherebbero ancora sette anni.

Gabriella Stojan, 60anni e senza lavoro da cinque: “Sono un’esodata, un fantasma”

Siamo stati i bancomat dello Stato e ora non abbiamo più voce in capitolo, si sono dimenticati di noi

La sua è una storia complessa. La racconta il Giorno.
Nel 2010 perde il lavoro per via di un incidente stradale che la trattiene per oltre sei mesi.
Riceve la lettera di licenziamento. Poi un anno di disoccupazione ed infine la Legge Fornero. Poi il limbo.

Gabriella lavorava nell’ambito delle pubbliche relazioni e delle organizzazioni di eventi e fiere da 1977. Ha accumulato oltre 25 anni di lavoro, ma dovrebbe arrivare ad almeno 35. Parla tre lingue ma le porte sbattute in faccia sono centinaia: oltre i 50anni, si è fuori mercato.

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Quando ho cominciato io, le donne andavano in pensione a 55 anni, oggi ne ho 60 e sono qui senza reddito, non ho un lavoro né la pensione – racconta al giornale – Mi sento tradita dallo Stato

“Avevo sperato in Expo, erano stati promessi lavori per gli over 50: ma chi li ha visti?”

Il seguito si può immaginare. Si attaccano i risparmi, che presto finiscono. Non si riescono più a pagare le bollette, l’affitto. Poi la mensa dei poveri, l’aiuto alla caritas.

La mia generazione fa da ponte fra i figli da accudire e i genitori anziani, ma quel perno, su cui ruota l’impalcatura è venuto giù. Ed è stato un massacro sociale. È una vita insostenibile: se esci dal lavoro non rientri più e non voglio vivere tutta la vita sulle spalle di altri

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Chi mai penserebbe di finire così? Eppure può succedere a tutti.

Hanno in ostaggio i nostri soldi, mi sento come se avessi davanti il bastone con la carota, io continuo a camminare ma la carota si sposta sempre più in là” racconta “La gente non pensa più agli esodati, pensa che la situazione sia risolta e, con alcune salvaguardie, hanno spaccato il fronte, ma c’è sempre chi resta fuori. Abbiamo la sensazione di essere invisibili, ma eccoci qua

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