African buffalo portrait; Syncerus caffer; South Africa
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Giovanni Pitruzzella, dal novembre 2011 presidente dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato, in soldoni l’Antitrust, ha proposto la creazione di una sorta di Tribunale di Stato per vigilare sulle famigerate “bufale sul web”. Una sorta di authority che, sollecitata da cittadini e utenti, giudichi cosa sia bufale e cosa no.
Beppe Grillo, indignato, ha risposto proponendo un “tribunale del popolo”, ossia una sorta di “giuria popolare” che si pronunci sulle bufale.
Il dibattito sta assumendo contorni tragicomici tanto da rendere auspicabile un intervento del presidente della repubblica, Sergio Mattarella, che metta ordine sentenziando che “il dibattito sulle bufale è surreale, sembra la caccia ai Pokemon”, come aveva fatto in occasione della campagna elettorale per il referendum
Il presidente anche stavolta avrebbe ragione: il dibattito è surreale così come entrambe le proposte.

La rabbia e l’indignazione di Grillo ha fatto, giustamente, il gioco degli avversari politici, i quali ora possono a buon diritto accusarlo: se Grillo ha paura di una maggiore vigilanza sulle bufale, significa che sa bene quanto il suo blog e i siti riconducibili alla sfera grillina e alla Casaleggio & Associati siano a rischio. E non c’è da stupirsi: Grillo e Casaleggio hanno campato su bufale e click baiting, anche per generare consenso e ottenere risultati alle elezioni.
Prendersela solo con il Movimento 5 Stelle e la colossale panzana del “tribunale popolare” sarebbe ingiusto. Anche la proposta di Pitruzzella ha le sue criticità. Il giudizio sulle bufale diventerebbe di monopolio statale. Sarebbe quindi lo stato, attraverso un organismo di probabile emanazione governativa, a decidere i contenuti legittimi sul web (e non solo).
Roba da regime. Ma, tra il serio e il faceto, si potrebbe pure dire che è contraria a qualsiasi regola di mercato: almeno nel mondo delle bufale, finora, c’era una sorta di pluralismo garantito. Una concorrenza, un’offerta, quindi libertà di scelta dell’utente e del fruitore. In questo caso il lettore, a cui è solo richiesto di esercitare la propria capacità critica.
Con l’intervento statale, avremmo a che fare con l’ennesimo monopolio. Quello delle bufale. Un monopolio che cancellerebbe qualsiasi possibilità di libero arbitrio da parte del lettore, ma soprattutto permetterebbe libertà di circolazione solo alle bufale che piacciono al governo in carica o ai cosiddetti “potentati”. Per capirci, le bufale dei media mainstream, molto più pericolose di quelle dei siti complottisti, in quanto meno riconoscibili.

Riccardo Ghezzi
Roma, 5/1/2016

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