Condividi

La strategia del terrorismo islamico sembra ultimamente basare più alla concretezza che alle vittime.
Il numero dei morti passa in secondo piano di fronte all’esigenza di acuire le divisioni e i dissapori nel mondo occidentale, rendendo persino più aspro il dibattito su come far fronte al problema della sicurezza, per l’appunto del terrorismo, e alla gestione dell’immigrazione sul suolo europeo.
L’Europa è divisa e il terrorismo vuole approfittarne, facendo leva persino sui tipici sensi di colpa dell'”uomo bianco”.
Gli ultimi attentati quindi hanno avuto l’obiettivo di destabilizzare l’opinione pubblica, impaurirla, generare interrogativi e accuse reciproche. Più delle vittime e del sangue, conta l’incapacità di far fronte a un problema, preferendo rinfacciarselo a vicenda come arma politica. E intanto il terrorismo, non combattuto ma analizzato, avanza pressoché indisturbato.

L’ultima esperienza negativa di questo tipo si è vissuta non in Europa ma in Israele, in ogni caso avamposto del mondo occidentale in Medio Oriente. La democrazia israeliana ha scelto di punire un proprio soldato che ha sparato ad un terrorista gravemente ferito e a terra, uccidendolo. Secondo la Corte marziale, quel terrorista era ormai inoffensivo e neutralizzato e la scelta di ammazzarlo è stata una sorta di “esecuzione” gratuita, che nulla ha a che fare con la sicurezza. Il soldato è stato quindi condannato per omicidio preterintenzionale.
Poche ore dopo la sentenza, ecco il camion del terrorista palestinese che si scaglia contro un gruppo di reclute. Una vendetta contro i soldati, certo, ma anche un modo per destabilizzare l’opinione pubblica già divisa dopo la sentenza. Chi ha difeso il soldato, definendo la condanna un regalo ai terroristi, e chi ha difeso la corte marziale, facendo presente che i valori di libertà e democrazia garantiti da Israele non debbano mai essere emendati.
L’attentato ai soldati ha però spaventato l’opinione pubblica, che a torto si interroga addirittura sull’efficienza dei soldati, i quali secondo alcuni “non avrebbero sparato subito pensando a quella sentenza”.
Una suggestione, del tutto falsa, ma era proprio ciò che voleva il terrorista alla guida del camion.
La stessa strategia che si adotterà in Europa.

Riccardo Ghezzi
Roma, 11/1/2017

Potrebbero interessarti anche
Articolo precedenteTerrorismo: perquisizioni nel Lazio, un arresto
Prossimo articoloLa figuraccia di Verhofstadt

Nessun commento

Rispondi