LAS VEGAS, NV - OCTOBER 19: Democratic presidential nominee former Secretary of State Hillary Clinton walks off stage as Republican presidential nominee Donald Trump smiles after the third U.S. presidential debate at the Thomas & Mack Center on October 19, 2016 in Las Vegas, Nevada. Tonight is the final debate ahead of Election Day on November 8. (Photo by Chip Somodevilla/Getty Images)
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Entro giovedì Trump dirà “tutta la verità”, molto probabilmente sulla campagna elettorale americana. O forse su qualche scandalo nascosto dei democratici. Oppure proprio sullo psicodramma che si è venuto a creare intorno agli hacker russi. L’annuncio non è stato chiaro in proposito, quello che sappiamo è che il presidente eletto ha qualcosa di scomodo da riferire agli americani e al mondo. Lo fa per chiarezza, per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, ma anche per rispondere alla continua campagna di delegittimazione attuata dai democratici.
I liberal americani hanno fatto di tutto per sovvertire il voto popolare, contrariamente a qualsiasi regola democratica.
Hanno esercitato pressioni sui grandi elettori, hanno fomentato la rabbia e la violenza in strada, infine hanno tentanto di inculcare all’opinione pubblica il messaggio che Trump sia stato eletto solo per le ingerenze russe. Un messaggio molto pericoloso per la credibilità e la stabilità degli Usa, ma ai democratici questo non interessa. Loro vogliono solo il consenso e la delegittimazione dell’avversario.

In realtà qualsiasi persona dotata di spirito critico sa che l’espulsione di alcuni diplomatici è una pena molto blanda rispetto alle gravissime accuse di aver sovvertito o influenzato l’esito elettorale. Pena blanda perché in realtà non c’è lo scandalo. E Obama lo sa bene. Se c’è stato un lavoro dei presunti hacker russi, questo non è andato a inficiare il risultato del voto. Per capirci, non è stato falsificato l’esito elettorale con interventi sulle macchinette elettroniche. Insomma, non ci sono stati brogli ad opera di hacker, cosa che ci avrebbero detto subito.
Al massimo ci sono le prove di qualche infiltrazione su caselle mail private e sulla divulgazione di contenuti altrettanto privati.
Attenzione però: contenuti reali. Scambi di mail veri, che possono mettere in cattiva luce Hillary Clinton e i democratici. Si tratta quindi al massimo di scoop giornalistici, ottenuti con metodi discutibili ma in ogni caso di interesse popolare.
Vietarli o punirli creerebbe un pericoloso precedente, in quanto impedirebbe a qualsiasi giornalista di divulgare notizie di interesse nazionale in tempi di campagna elettorale.
Obama sa bene anche questo, così come i liberal americani. Ma l’importante è delegittimare Trump.
E allora, perché non aspettare, armati di pop corn, il suo contrattacco?

Riccardo Ghezzi
Roma, 5/1/2016

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