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Una storia articolata, complessa e grottesca. Una richiesta di rinvio a giudizio per due ex coniugi

Firenze – Richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura della repubblica di Firenze nei confronti di (ex) marito e moglie a conclusione di un’indagine articolata in ambito familiare. Coppia coinvolta in una serie di accuse di liti e calunnie e, pare, anche maltrattamenti.

La vicenda ha inizio nel 2014 quando. La donna, ora accusata di ‘calunnia e maltrattamenti contro familiari’ si era presentata agli inquirenti come vittima del marito. Negli anni, avrebbe sporto anche una serie di denunce ai Carabinieri con tanto di richieste di intervento nei confronti del marito, decisa a dimostrare come queste le l’avesse tormenata a lungo e senza stop, accuse poi smontate dalla procura

Dal 2014 al 2017 un totale di undici querele “con denunce e chiamando i carabinieri, che intervenivano in molteplici occasioni, nonostante non vi fossero situazioni che ne richiedessero la presenza” spiega La Nazione che racconta la storia, citando la procura: “la donna accusava il proprio coniuge separando di maltrattamenti nei suoi confronti, sapendolo innocente in ragione dell’aspra conflittualità agita da entrambi reciprocamente e anche in danno dei loro figli”.

Accuse sostenute “anche simulando in più occasioni tracce di reato, quali lesioni personali e danneggiamenti» e «manipolando la figlia perché deponesse contro il padre”. Ma non è tutto “Pur avendo ottenuto un ordine di protezione dal giudic non esitava a incontrare il marito, anche facendolo rientrare ad abitare in una porzione della stessa abitazione, per poi proseguire nelle sue chiamate ai carabinieri e nelle sue querele, lamentando di averne paura e di temere azioni aggressive dello stesso”.

Una vicenda piuttosto articolata. In tutto questo, venivano coinvolti anche i figli che, secondo quanto riportato sarebbero stati costretti “ad assistere alle continue liti con il coniuge”.

Non finisce però qui. Anche il marito è accusato di maltrattamenti sui figli minori. Si legge che l’uomo “maltrattava i minori facendoli assistere alle liti con la coniuge sia all’inizio del percorso di separazione che successivamente, dando libero sfogo ai propri sentimenti di rabbia e reagendo alle condotte deliberatamente provocatorie della stessa”.

I figli sono stati affidati ai servizi sociali e trasferiti in una casa famiglia.

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