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Droga, milioni e 132 omicidi: caccia al super narcos che si nasconde in Italia

Antonio Mancusi Hoyos, uno dei maggiori narcotrafficanti del mondo, venne arrestato nel 2014 a Imperia e rimesso in libertà, perché non poteva essere estradato. Ora le autorità colombiane lo vogliono per processarlo

Devoto di Padre Pio e amico di preti che assistono i profughi, il 54enne Domenico Antonio Mancusi Hoyos, uno dei maggiori narcos del mondo, ha ucciso 132 persone ed è un uomo libero. Oggi, forse, è anche un fantasma. Arrestato nel 2014 dalla Guardia di Finanza a Imperia — corpulento, maglietta bianca, jeans, occhiali da sole e un lungo crocifisso al collo —, era stato rimesso in libertà dai giudici perché non poteva essere estradato: ha doppia cittadinanza colombiana e italiana.

In Sudamerica, Mancusi Hoyos è salito ai vertici dei paramilitari delle Auc (Autodifese unite della Colombia): assalti a villaggi, bombe nei centri commerciali, esecuzioni di politici e procuratori; da noi era arrivato per sfuggire al mandato di cattura internazionale. Una mossa voluta per giocare sulla burocrazia e sperare di «aggirare» la giustizia. Ce l’aveva fatta. Ma adesso la Colombia, che l’ha «conservato» in cima all’elenco dei grandi latitanti e lo vuole più d’ogni altro, chiederà di nuovo l’estradizione. Sulla base di recenti accordi bilaterali firmati con l’Italia.

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