17enne accusato di spaccio “ora mi chiamano spacciatore”. Salvini: “se non spaccia avrà le mie scuse”

“”Fino a 3 giorni fa mi chiamavano Yaya la ‘cartola’ (un espressione bolognese usata per descrivere una persona simpatica, ndr), adesso mi chiamano Yaya lo spacciatore, è stata una brutta botta”

è questa la testimonianza del 17enne dopo la citofonata di Matteo Salvini, che martedì scorso ha suonato a casa del giovane di origini tunisine chiedendo se lì si spacciasse. Lo riporta il sito Fanpage.

Le parole di Matteo Salvini

“Con la droga io non sono garantista, la droga è morte. Se quel ragazzo non è uno spacciatore avrà tutte le mie scuse e lascio che Polizia a Carabinieri appurino la verità”.

Lo ha detto ad Agorà Matteo Salvini, parlando del ragazzo di origini tunisine al quale martedì sera il leader della Lega ha citofonato alla sua abitazione al quartiere Pilastro di Bologna, per chiedere se fosse uno spacciatore di droga.

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