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Reggio Emilia. Non necessariamente 2 quintali di droga possono costituire aggravante.

Una grossa operazione della Polizia di Stato aveva condotto gli uomini della locale Squadra Mobile diretta dal dr. Guglielmo Battisti a scovare un quantitativo di 221 kg di hashish, 4 kg circa di cocaina, 1 kg di Marijuana, oltre a lingotti d’oro e quasi 29mila euro in contanti. Il maxi ‘bottino’ era stato recuperato da un garage di riferimento di una officina nel periodo di Pasqua e dopo quella operazione sono finite in manette tre persone: un marocchino, titolare della carrozzeria e due italiani. Tutti tra i 40 e i 55 anni. Tutta la droga, una volta sul mercato, si aggirava attorno ad un valore di 1 milione di euro.

Il luogo – La droga era stata trovata in diverse parti dell’officina: all’interno di un bidone, dentro una audi, dentro una focus e (per la maggiore) dentro una honda jazz. Diversi involucri sono stati individuati anche in un controsoffitto. Il capo della squadra mobile ha spiegato come l’operazione sia tesa a puntare i più elevati livelli del narcotraffico

Le novità arrivano però in questi giorni perchè secondo quanto spiegato dal Tirreno in un articolo di Enrico Lorenzo Tidona, all’arrestato, che si trova tutt’ora in carcere, non è stato riconosciuto l’aggravante per l’ingente quantità. Una decisione che certamente lascia perplessi molti cittadini, meno per chi gli ambienti giudiziari li bazzica. Spiega il giornalista che in pratica, seguendo una sentenza della Cassazione che la quantità è ingente solo tenendo conto il ‘mercato’ di riferimento. Troppo complesso? Riportiamo testuali parole dal quotidiano: “In pratica, semplificando, per la piazza di Reggio Emilia due quintali di hascisc non sono quantità ingente, visti i precedenti sequestri e il contesto dei consumatori”

E’ dunque da capire che non è la quantità a stabilire l’aggravante ma come specificato sopra “il mercato di riferimento” del territorio e probabilmente, le operazioni di polizia precedenti. E’ quindi venuto meno l’aggravante che avrebbe inasprito la pena. L’arrestato titolare dell’officina resta comunque in carcere il quale ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ne frattempo, continuano le indagini della Polizia di Stato

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