Danni collaterali (seconda parte)

art002Storie di soldati che hanno combattuto e combattono.

Francesco Rinaldelli, Francesco Finessi, David Gomiero, Erasmo Savino. Sono solo alcuni dei protagonisti della vicenda che vi stiamo raccontando. Soldati che hanno combattuto strenuamente, nonostante la loro giovane età, ma che non ce l’hanno fatta. Soldati che stanno ancora combattendo contro un male di cui vorrebbero conoscere origini e cause. E che sono stati abbandonati da quell’istituzione e da quello Stato in cui avevano creduto tanto.
Francesco Rinaldelli (nella foto) è morto nel 2008 per un linfoma di Hodgkin, diagnosticato 4 anni prima. Era una alpino, Francesco, della Brigata Julia, 8° Reggimento. Era partito volontario a 22 anni: da Potenza Picena, in provincia di Macerata, a Cividale del Friuli. Poi a Porto Marghera, per la guardia al petrolchimico. Pochi mesi e gli viene diagnosticata la malattia. Torna a casa, lo congedano. Il papà, Andrea, inizia a dedicarsi anima e corpo al figlio. Non lascia nulla di intentato. E non lascia spazio ad altro che non sia il figlio. Fino al 2008, quando Francesco perde la sua battaglia. Da quel momento Andrea inizia a farsi domande, a cercare risposte. Viene a sapere di vicende simili a quella di Francesco, capitate ad altri giovani militari. E arriva alle schede vaccinali, dove scopre incongruenze. Troppe incongruenze. Oggi vive per questa battaglia. Vuole un riconoscimento per il figlio “per non provare più rabbia”. È stato chiamato anche dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta a raccontare la sua storia.
Francesco Finessi, classe 1980, è morto il 1° dicembre 2002 per un linfoma non Hodgkin. Anche in questo caso sono i genitori a portare avanti la battaglia. La madre, in particolare, Santa Passaniti, che da quel giorno ha iniziato a documentarsi, raccogliere perizie, documenti, schede vaccinali di militari. È diventata espertissima. E ha denunciato con forza, davanti ai Senatori della Commissione Parlamentare d’inchiesta, la gravità della situazione. “Le analisi del sangue e sperma di mio figlio hanno mostrato la presenza di elevate quantità di metalli esistenti nei vaccini – dichiara – Durante il servizio militare mio figlio è stato bombardato di vaccini e gli è stato somministrato per due volte il vaccino antitifoideo ‘Neotyf’, poi ritirato dal mercato dal Ministero della Salute”.
David Gomiero è un ragazzo sanissimo. Almeno fino al 2006. Fa parte dell’85° Reggimento “Verona”, un reggimento di addestramento dell’Esercito. Il 18 giugno 2006, poco dopo l’arruolamento, vince una maratona che si svolge sul Monte Bondone. Il 19 giugno, però, viene sottoposto alle vaccinazioni obbligatorie: qualche fastidio alla prima dose. Alla seconda stramazza al suolo. Da quel momento il buio. Oggi David è l’ombra di se stesso, non esce dalla sua stanza se non di notte. È tanto debole da non riuscire a fare nulla. E gli esce sangue dalla pelle. Viene congedato definitivamente il 31 ottobre 2006. Ma la sua battaglia non è finita. È intossicato, intossicato dai metalli pesanti contenuti nei vaccini. Un carico che il suo fisico non ha retto.
Erasmo Savino, caporalmaggiore, 31 anni, continua a combattere la sua battaglia ogni giorno. Ha un melanoma che è partito dalla pianta del piede. Gli è stata diagnosticata una formazione callosa e per questo si è curato per anni. Finché un medico, grazie a più accurate visite, ha scoperto la reale causa del suo malessere: melanoma nodulare ulcerato al piede sinistro con lesioni secondarie encefalitiche e polmonari. Il male, purtroppo è arrivato anche al cervello e ai polmoni. Nella perizia effettuata dal prof. Giulio Tarro, virologo di fama internazionale si legge: “Il militare del genio Erasmo Savino ha ricevuto una concentrazione di vaccini in tempi brevi, le cui componenti metalliche hanno interagito con i trigliceridi ed hanno formato con le proteine cellulari dei complessi. Tale combinazione ha fatto da pace-maker alla proliferazione cellulare il cui ritardo diagnostico alle visite di controllo ha evidenziato gli effetti patologici della malattia”.
Erasmo Savino è stato ascoltato dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta lo scorso 3 ottobre. Era in videoconferenza perché non poteva muoversi da casa per raggiungere Roma.
“Il sottoscritto è gravemente malato, forse in fin di vita. Ma sono qui: combatto perché sono un soldato” ha detto a una commissione attonita e commossa.
Fine seconda parte.
Continua.
1° parte:
https://www.sostenitori.info/martini003.html

www.sostenitori.info

Se ritenete di avere segnalazioni, scriveteci a:

info@sostenitori.info