Il Generale Luigi Federici, ex comandante dell’Arma: «Con i processi agli investigatori dell’Arma, come Mori, Obinu e Ganzer, la criminalità festeggia»

FEDERICIGenerale Federici, lei è stato uno degli ultimi comandanti generali dell’Arma dei Carabinieri provenienti dall’Esercito. Si è mai chiesto se la riforma sia stata un bene o un male per i carabinieri?
«Ho la ferma convinzione che sia giusto e razionale che l’Arma dei Carabinieri – quale Forza Armata autonoma – abbia il diritto di esprimere dal suo interno la carica di vertice. D’altra parte la stessa regola vige per tutte le Forze Armate e i Corpi Armati dello Stato. Una soluzione diversa potrebbe essere interpretata come un’attestazione di sfiducia nei confronti dei vertici dell’Arma. L’importante è come sempre la scelta dell’uomo giusto».

Dopo il comando dell’Arma in molti hanno ricevuto incarichi dalla politica, e lei?
«Nell’assoluto rispetto della carica che ho avuto il privilegio di ricoprire, mi è sembrato doveroso astenermi da ogni posizione di parte».

Nel 1996 lei ha avuto un duro scontro con il Capo dello Stato, Oscar Luigi Scalfaro, che Le domandava la rimozione di Mori dal Ros, dopo l’inchiesta sul SiSde. Non trova contradditorio che Mori oggi sia accusato di aver avuto un ruolo nella cosiddetta “Trattativa” voluta proprio, secondo le ricostruzioni, dall’allora presidente della Repubblica?
«Desidero subito precisare che ho avuto un rapporto straordinario e devoto nei confronti del Presidente Scalfaro, che da sempre ha avuto un’attenzione particolare nei confronti dell’Arma dei Carabinieri. Per quanto riguarda il Gen. Mori, che considero uno dei più coraggiosi e impegnati Servitori dello Stato, ho sempre attestato con chiunque e quindi anche con il Capo dello Stato – e desidero farlo anche oggi – la sua integrità morale, la sua eccezionale dedizione, la sua riservatezza e la sua assoluta lealtà nei confronti delle Istituzioni. Il suo servizio al vertice del ROS ha segnato straordinari successi nel contrasto al mondo del crimine».

Spesso le Forze dell’Ordine entrano nel mirino della magistratura per fatti collegati alle indagini svolte. Mori, Ganzer, Obinu, Ultimo ma anche altri meno noti. Cosa pensa di queste inchieste?
«Tutti i carabinieri che lei ha ricordato hanno diretto con successo operazioni difficili e rischiose esponendosi di persona per raggiungere il risultato. Ad essi e a tanti altri rinnovo – da vecchio Comandante – la fiducia incondizionata e la profonda gratitudine per quanto hanno dato all’Arma e all’Italia. Alcune iniziative giudiziarie nei loro confronti di grande impatto giornalistico, con autocelebrazione dei Pubblici Ministeri, lasciano sconfortati, interdetti e stupefatti e possono indurre nel cittadino la sensazione di intollerabili contrapposizioni Istituzionali. Naturalmente il mondo della criminalità festeggia!».

C’è tanto malcontento tra le forze di polizia colpite dalla spending review. Non hanno mezzi a sufficienza per l’attività di prevenzione e per le indagini. Cosa ne pensa? Potrebbe essere utile una razionalizzazione?
«Conoscendo bene l’impegno dei Ministri dell’Interno e della Difesa so che è in atto uno sforzo straordinario per recuperare risorse, razionalizzando la presenza delle Forze di Polizia sul territorio. Razionalizzare non significa, però, “confondere”. Il più grande stimolo di ogni Forza di Polizia è la certezza della propria identità e l’orgoglio di appartenenza che sarebbe un delitto spegnere . Per maggiore chiarezza dirò che i fautori dell’unificazione delle Forze di Polizia sono – a mio parere – i fautori dello sfascio della sicurezza del cittadino».

Lei ha scritto la prefazione del libro “Eroi Silenziosi”, del colonello Angelo Jannone. Quel libro esprime lo spirito dei tanti carabinieri che lei ha comandato? O non è tutto oro ciò che luccica?
«Quante volte avrà sentito anche lei un’affermazione corrente “meno male che ci sono i Carabinieri!”. Un riconoscimento che i Carabinieri si sono guadagnati “sul campo” tutelando la sicurezza della gente, veri e propri eroi silenziosi della quotidianità. E lo spirito, la dedizione, la vocazione a “servire” che traspare nell’opera di Jannone – straordinario Comandante carismatico – si avvertono in tutte le unità dell’Arma: nelle quasi 5mila stazioni, nei reparti Speciali, nelle strutture addestrative. Certo, in una compagine complessa e articolata come l’Arma, costituita da oltre 110mila unità, è naturale che possa esserci il caso di un soggetto infedele, ma è la stessa comunità che lo isola e lo espelle».

*Il Gen. C.A. Luigi Federici è stato il 53° Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri dal 9 marzo 1993 al 21 febbraio 1997.
Classe 1934, originario di Arcola (La Spezia), il generale Luigi Federici proviene dal corpo degli Alpini, dove ha iniziato la carriera come sottotenente di artiglieria da montagna. È stato poi comandante della Brigata “Julia”, e infine comandante del 4° Corpo d’Armata di Bolzano prima di assumere il comando generale dell’Arma dei Carabinieri.

di Massimo Martini