Abusi su tre fratellini, il sospetto pedofilo si difende

SOS1306448Codogno, 18 agosto 2013 – Si dichiara completamente innocente dai terribili addebiti che gli sono piombati addosso il 45enne di Codogno finito nel carcere della Cagnola per avere, secondo l’accusa, compiuto abusi sessuali su due sorelline e un fratellino tutti di età inferiore ai dieci anni. E aggiunge di essere stato proprio lui, un paio di mesi fa, ad andare dai carabinieri per riferire che la madre dei bambini gli aveva rinfacciato una violenza mai avvenuta.

Tutto questo il sospetto pedofilo lo ha raccontato al giudice delle indagini preliminari Alessandra del Corvo, che lo ha sentito in prigione. Il suo legale di fiducia, l’avvocato Luca Marcarini, ha scelto la linea del riserbo sulla vicenda e anche ieri ha confermato di non aver ancora presentato un’istanza di scarcerazione: deciderà se farlo nei prossimi giorni, confrotando anche tutta una serie di elementi emersi dall’inchiesta.

Il quadro tracciato dall’imputato è profondamente diverso da quello descritto dai carabinieri ed emerso dagli interrogatori dei bimbi (il più piccolo di 4 anni, il più grande di 8). L’uomo, rimasto da tempo senza lavoro un paio d’anni fa avrebbe accettato l’incarico di baby sitter per raggranellare un po’ di soldi sostituendo una sua amica che si occupava dei bambini. A luglio la discussione con la sua ‘datrice di lavoro’, la mamma straniera dei fratellini (due femmine e un maschio). L’uomo racconta che in realtà la donna aveva litigato con lui per tutt’altri motivi e che nell’ambito della discussione era emersa un’accusa da lui ritenuta infamante.

Perciò era andato dai carabinieri lui stesso e loro lo avevano lasciato libero. Successivamente però l’episodio era stato alla base di un’inchiesta della Procura, che aveva provveduto ad ascoltare le potenziali vittime. Qualche conferma deve essere arrivata, visto che una delle bambine — come raccontano i carabinieri — aveva parlato di «atti schifosi» compiuti dall’uomo nei suoi confronti. Alla fine degli accertamenti il pubblico ministero Sara Mantovani ha ottenuto l’arresto del sospetto pedofilo, nel timore anche che potesse inquinare le prove. Si tratta ora di vedere se la difesa dell’imputato riuscirà a infrangere il muro accusatorio.