Domani l’ultimo saluto a Paolo Rona, vigile del fuoco ed eroe del Concordia

SOS1306761Pavia, 29 agosto 2013 – «Sono sempre i migliori che se ne vanno». Questo commento ieri pomeriggio serpeggiava tra i colleghi e gli amici di Paolo Rona arrivati alla camera ardente allestita in viale Campari per rendergli omaggio. Compagni di lavoro sconvolti perché non si aspettavano il vigile del fuoco eroe se ne andasse così presto. Era malato, questo ormai aveva dovuto confessarlo, ma credevano che il suo fisico forte e abituato alle fatiche dello sport, fosse in grado di rispondere positivamente alle cure. Invece, ieri mattina in un letto della clinica Maugeri di via Boezio in cui era stato trasferito, il 50enne se ne è andato. A portarlo via è stato un male che non perdona partito da un dolore alla spalla.

Tutti lo ricordiamo con il braccio al collo dopo il naufragio della Costa Concordia. Era a causa di un dolore che lo tormentava già prima di quel 13 gennaio 2012, ma che non gli ha impedito di prodigarsi in occasione del naufragio per salvare la vita alla moglie Piera Tavazza con la quale aveva voluto festeggiare il 25° anniversario di matrimonio in crociera e a Davide Ruggeri paraplegico in sedia a rotelle, che aveva conosciuto sulla nave. Per tutta la notte aveva pensato agli altri, prima che a se stesso, poi una volta rientrato a Certosa dove viveva, gli era stato diagnosticato un male incurabile, già propagato. Per fermarlo, da un anno si era sottoposto a forti cure, pensando che il suo fisico da salutista rispondesse bene. «Non faceva mai trapelare la sua sofferenza — hanno commentato gli amici — quindi noi non abbiamo mai capito esattamente la gravità della situazione».

Da tempo il caposquadra era lontano dal lavoro a causa del dolore che gli impediva di svolgere un’attività impegnativa come la sua, ma pochi sapevano della malattia. «Era riservato — dicono i colleghi — e sempre disponibile per tutti. Un altruista nato». Proprio l’altruismo mostrato in occasione del naufragio lo aveva fatto balzare agli onori della cronaca anche se lui puntualizzava: «Non voglio essere chiamato eroe, vado in tv a raccontare ciò che ho visto, solo perché non voglio che tragedie simili si ripetano». Eppure per tutti era un eroe. Lo era per il suo paese che aveva voluto tributargli una targa, per Pavia che gli aveva conferito la benemerenza di San Siro, ma anche per altre comunità da quella di Quartu Sant’Elena a quella di Gallipoli che lo avevano premiato per il gesto compiuto all’isola del Giglio. Rona lascia la moglie, i figli Mattia e Federico, la sorella e la mamma.

I funerali si svolgeranno in caserma in viale Campari alle 11 di domani, poi la salma sarà tumulata nel cimitero di Cascina Calderari a Certosa. (ilgiorno.it)