I caduti di Sarajevo (3 settembre 1992)

”Mentre l’ equipaggio del G222 (senza armi), si accingeva ad atterrare all’aeroporto di Sarajevo, per portare, viveri e medicinali alla popolazione civile della ex Jugoslavia martoriata da una sanguinosa guerra etnica, il velivolo fu vilmente abbattuto.”

SOS1306905Per non dimenticare l’equipaggio del “Lyra 34”, abbattuto da due missili terra-aria croati nei cieli di Sarajevo, il 3 settembre del 1992.

Il tenente colonnello pilota Marco Betti, il capitano pilota Marco Rigliaco, il maresciallo Giuseppe Buttaglieri, il maresciallo Giuliano Velardi decollarono dalla 46ª Brigata Aerea a bordo di un G -222, nell’ambito della missione umanitaria Unprofor, sotto l’egida dell’Onu.

Il velivolo era impegnato nel trasporto di coperte e materiale sanitario, in aiuto delle popolazioni bosniache sotto assedio. Sulla tratta Zagabria-Sarajevo, esattamente sul monte Zec, il G-222 venne colpito e abbattuto in un corridoio aereo ritenuto sicuro. Le salme rientrarono in Italia, dopo quattro giorni, avvolte nel tricolore.

A due mesi di distanza, la commozione suscitata da quella tragedia, determinò l’assegnazione di quattro medaglie d’oro al valor militare alla memoria, consegnate dal presidente della Repubblica. Il generale Colagrande, all’epoca assegnato a  un altro reparto dell’Aeronautica, ha ricordato così quei giorni: «Quando si consumò la tragedia che oggi stiamo commemorando si parlava di un possibile intervento della Nato con velivoli armati per impedire l’uso del cielo alle fazioni in lotta affinché queste non potessero utilizzarlo per scopi diversi dal perseguimento della pace. Ebbene quell’avvenimento fece molto scalpore tra i piloti e ricordo che tutti noi fummo molto sorpresi poiché si trattava di un attacco vigliacco a un velivolo disarmato».