Cassazione:gavettoni contro’disco’rumorosa,condannato 70enne

secchioRoma, 25 settembre – Mai ricorrere alla giustizia ‘fai da te’ per combattere contro i locali notturni che fanno schiamazzo e musica ad alto volume nonostante siano privi di insonorizzazione e per di piu’ sprovvisti di licenza: se si reagisce con ‘ritorsioni’, anche se improvvisate e casalinghe, si rischia – avverte la Cassazione – una condanna per il reato di “esercizio abusivo delle proprie ragioni”. Un pensionato di Ischia e’ stato infatti sanzionato, con l’avvallo della Suprema Corte, con venti giorni di carcere – pena sospesa – e mille euro di risarcimento perche’, non potendone piu’ del frastuono proveniente dalla discoteca abusiva, allestita sotto casa sua con tanto di pedana esterna per la musica dal vivo, aveva “sversato dall’alto della propria finestra acqua lurida sui clienti del locale notturno” bagnando una ragazza. Invano l’ultrasettantenne imputato in questa vicenda, Federico R., si era rivolto alle autorita’ locali e ai vigili urbani di Forio, il comune dell’ ‘isola verde’ piu’ dedito alla ‘dolce vita’ e dove era spuntata fuori la discoteca fuorilegge gestita da una donna polacca, Johanna K., per lamentarsi del disturbo al suo diritto al riposo e alla quiete. Nessuno era intervenuto. Non per questo la ‘reazione’ del pensionato e’ scusabile. In proposito la Cassazione condivide quanto rilevato dalla Corte di Appello di Napoli che ha rimproverato all’anziano combattivo di “non essersi rivolto al giudice o di essersi avvalso di rimedi giuridici, in luogo di esternare la sua clamorosa ‘protesta’ con la condotta incriminata”. I giudici hanno anche escluso che i gavettoni di Federico R. potessero essere scusati in quanto risposta alla “provocazione” dei “rumori molesti” per “difetto di proporzione tra causa scatenante e reazione”. Per quanto riguarda i mille euro di risarcimento del danno in favore della polacca, il pensionato deve rassegnarsi a pagarli poiche’ la Cassazione ritiene che i gavettoni abbiano inferto “un danno diretto in termini di immagine (e connessa riduzione di potenziali clienti) dell’esercizio pubblico” e “la sussistenza di tale danno non e’ esclusa dalla pretesa irregolarita’ amministrativa della conduzione del locale”. Cosi il ricorso dell’esasperato ‘nonnetto’, contro il verdetto di colpevolezza emesso in secondo grado nel novembre 2011, e’ stato dichiarato inammissibile dalla Sesta sezione penale – sentenza 39869, presidente Francesco Serpico, relatore Giacomo Paoloni – con condanna al versamento di 500 euro alla Cassa delle ammende. (ANSA).