Papa: “Disoccupazione giovanile e solitudine dei vecchi, i mali piu’ gravi”

SOS1307748Roma, 1 ottobre 2013 – ”I Capi della Chiesa sono spesso stati narcisisti, lusingati e malamente eccitati dai loro cortigiani.
La corte e’ la lebbra del Papato”. Lo ha detto Papa Francesco in un colloquio con Scalfari pubblicato sulle pagine della Repubblica affermando di non riferirsi pero’ alla Curia: “In Curia ci sono talvolta dei cortigiani – spiega – ma la Curia nel suo complesso e’ un’altra cosa. E’ quella che negli eserciti si chiama l’intendenza, gestisce i servizi che servono alla Santa Sede. Pero’ ha un difetto: e’ Vaticano-centrica.
Vede e cura gli interessi del Vaticano, che sono ancora in gran parte, interessi temporali. Questa visione Vaticano-centrica trascura il mondo che ci circonda”.

“I piu’ grandi mali che affliggono il mondo in questi anni sono la disoccupazione dei giovani e la solitudine dei vecchi”. Cosi’ il Papa nel colloquio con Eugenio Scalfari “I vecchi – ha aggiunto il Papa – hanno bisogno di compagnia; i giovani di lavoro e di speranza ma non hanno ne’ l’uno ne’ l’altro. Il guaio e’ che non li cercano piu’. Sono stati schiacciati dal presente. Si puo’ vivere schiacciati dal presente? Senza memoria del passato e senza il desiderio di proiettarsi nel futuro costruendo un progetto, un avvenire, una famiglia? Questo, secondo me, e’ il problema piu’ urgente che la Chiesa ha di fronte a se'”.

“Il nostro obiettivo non e’ il proselitismo ma l’ascolto dei bisogni, dei desideri, delle delusioni, della disperazione, della speranza. Dobbiamo ridare speranza ai giovani, aiutare i vecchi, aprire verso il futuro, difendere l’amore. Poveri tra i poveri, dobbiamo includere gli esclusi e predicare la pace”.
“Il Vaticano II – afferma il Papa – ispirato da Papa Giovanni e da Paolo VI, decise di guardare al futuro con spirito moderno e di aprire alla cultura moderna. I padri conciliari sapevano che aprire alla cultura moderna significava ecumenismo religioso e dialogo con i non credenti. Dopo di allora fu fatto molto poco in quella direzione. Io ho l’umilta’ e l’ambizione di volerlo fare”.

“Quando ho di fronte un clericale, divento anticlericale di botto”. Confida Papa Francesco nel colloquio con Eugenio Scalfari. “Il clericalismo – spiega – non dovrebbe avere niente a che vedere con il cristianesimo. San Paolo che fu il primo a parlare ai gentili, ai pagani, ai credenti in altre religioni, fu il primo a insegnarcelo”.

“Prima dell’accettazione, chiesi di potermi ritirare per qualche minuto nella stanza accanto a quella con il balcone sulla piazza. La mia testa era completamente vuota e una grande ansia mi aveva invaso. Per farla passare e rilasssarmi chiusi gli occhi e scomparve ogni pensiero, anche quello di rifiutarmi ad accettare la carica, come del resto la procedura liturgica consente. Chiusi gli occhi e non ebbi piu’ alcuna ansia e emotivita’. A un certo punto una grande luce mi invase, duro’ un attimo ma a me sembro’ lunghissimo. Poi la luce si dissipo’, mi alzai di scatto e mi diressi nella stanza dove mi attendevano i cardinali e l’atto di accettazione. Firmai”. Papa Francesco racconta cosi’, la sua preghiera dopo l’elezione.
Parlando dei santi a cui si ispira il Pontefice cita Francesco e Agostino, ricordando che “anche il mio predecessore ha Agostino come punto di riferimento”. Scalfari gli replica di non credere all’anima” e Bergoglio risponde: “non ci crede ma ce l’ha”.

“Parleremo anche del ruolo delle donne nella Chiesa, le ricordo che la Chiesa e’ femminile”. Con queste parole Papa Francesco si e’ congedato da Eugenio Scalfari, dopo quella che appare dunque solo come la prima delle intervista che saranno concesse dal Pontefice al fondatore di Repubblica.