Mafia, maxi-sequestro di beni per 38 milioni a Messina Denaro

SOS1308025Palermo, 9 ottobre 2013 – Un patrimonio del valore stimato di 38 milioni di euro e riconducibile al capomafia latitante Matteo Messina Denaro ed alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara (Trapani) e’ stato sequestrato dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani. Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Trapani, su proposta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, si lega a indagini che hanno portato all’arresto di esponenti di spicco dell’organizzazione criminale. Il sequestro ha riguardato aziende olearie, attivita’ commerciali, abitazioni, terreni e numerosi rapporti bancari, distribuiti tra le province di Trapani, Varese e Milano.

I beni sequestrati fanno capo Filippo Greco, Simone Mangiaracina e Vito Signorello, tutti ritenuti esponenti del clan di Campobello di Mazara, e agli imprenditori Antonino Moceri e Antonino Francesco Tancredi, arrestati il 12 dicembre 2011 per associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni, nell’ambito di un’indagine che aveva anche ricostruito le dinamiche interne della cosca e la conflittualita’ tra due schieramenti riconducibili rispettivamente a Leonardo Bonafede e Francesco Luppino. Quest’ultimo era appoggiato da Messina Denaro e grazie a questo aveva allargato il suo potere nell’organizzazione criminale Gli accertamenti patrimoniali hanno evidenziato una gestione occulta di societa’ e imprese che monopolizzavano di fatto il mercato olivicolo e il settore dell’edilizia, e sono risalite al patrimonio disseminato tra i prestanome della mafia campobellese, che possedeva per loro tramite non solo aziende ma anche vasti terreni nel Trapanese e nella provincia di Varese.

Il sequestro ha colpito 2 strutture industriali, 4 societa’ attive nel settore olivicolo, 181 immobili, tra cui ville, appartamenti, magazzini e terreni agricoli, 20 autovetture, nonche’ 43 rapporti bancari e 5 polizze assicurative. In particolare, la misura ha riguardato gli oleifici “Moceri Antonino & C. srl” e “Eurofarida srl”, secondo quanto emerso di fatto controllati da Leonardo Bonafede, che nel 1993 li aveva intestati fittiziamente Tancredi e Moceri. La mafia inoltre investiva inlavori commissionati alle imprese riconducibili al Rosario Cascio, ritenuto il braccio imprenditoriale di Messina Denaro. Sono stati inoltre sequestrati i beni di Filippo Greco, titolare di societa’ immobiliari e di costruzioni nella provincia di Varese, e indiciato come principale finanziatore della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara. Un indennizzo antimafia da 2 milioni era stato versato dal ministero dell’Interno a un esponente di spicco della mafia di Campobello di Mazara (Trapani), che in un ribaltamento della realta’ era riuscito a presentarsi come vittima di Cosa nostra.

Emerge dall’indagine dei carabinieri che ha portato al sequestro del patrimonio da 38 milioni di euro. Dagli accertamenti bancari a carico del nucleo familiare di Cataldo La Rosa, arrestato tempo fa per associazione mafiosa, e’ spuntato un risarcimento destinato alle vittime della mafia: 2 milioni di euro erogati dal ministero dell’Interno e indebitamente incassati dagli eredi di Salvatore Stallone, cognato di La Rosa ucciso a Campobello di Mazara negli anni ’80. Secondo gli inquirenti, Stallone era in realta’ inserito nel contesto mafioso Trapanese ed era stato eliminato nel corso di una guerra tra i clan. In base ai risultati delle indagini, il ministero degli Interni, ha proceduto alla revoca del beneficio economico che era stato concesso e ha disposto il recupero delle somme. (AGI)