Un taxi di fiabe e colori per bimbi malati

SOS1308194Firenze, 14 ottobre 2013 – I bimbi malati che lei porta in giro per la citta’, e sovente in ospedale, la chiamano zia Caterina. Caterina Bellandi e’ una taxista molto speciale, guida il suo taxi pieno di giochi, favole e magie al servizio di bambini sofferenti a cui lei dona un momento di stupore con il suo Luca’s cab, erede del precedente e mitico taxi Milano 25 oggi monumento alla solidarieta’ nel Giardino dell’orticoltura di Firenze.

Ha cominciato a fare questo lavoro perche’ il suo compagno, che faceva il tassista, stava male e le chiese di continuare a guidare il taxi quando lui non ci sarebbe piu’ stato. “Quando un giorno una bambina sali sul taxi – racconta nel suo libro ‘Margherita va in pensione e….inizia una nuova missione’ – e le racconto’ della morte del fratellino a causa di un tumore, Caterina decise di dedicarsi a corse gratuite per i bambini che andavano all’ospedale pediatrico Meyer”.

Da allora di bimbi malati ne sono passati tanti, decine, piccoli amici che Caterina custodisce nel cuore e di cui ha tappezzato di foto il suo taxi magico e spaziale. “Tutto nasce dal fatto di vivere una cosa, la vivi, la elabori, poi crei la risposta che e’ del tutto personale – racconta -. Io vengo dalla morte, dalla morte ho trovato la gioia, la vita, la speranza. E’ un cammino: il taxi viene da un’eredita’ di un grande amore di un ragazzino timido e sempre in difficolta’ ad esprimere se stesso che attraverso un lavoro meraviglioso come quello di accogliere persone nella sua vita, perche’ il taxista questo fa, apre lo sportello ‘dove vai? Ti ci porto’, riusciva ad esprimersi”.

Caterina ha scelto di occuparsi di bimbi e in particolare di bimbi malati. “Non ho figli, quando e’ morto Stefano non ne avevamo – racconta – e non mi sono risposata. E quindi non avendo ricostruito una famiglia i bambini degli altri sono accessibili nella misura in cui alle famiglie, a volte, manca il fiato quando i bambini sono in difficolta’. Una zietta che viene a qualsiasi ora della notte con un pezzettino di pizza o con un panino….la zia fa l’autista dei doni, che in questo caso sono pensieri, un pochino del proprio tempo”. Si capisce che Caterina ha un rapporto stretto, quotidiano con la sofferenza. Ma non permette d’esserne sopraffatta. Forse, e’ questa la magia, l’equilibrio che l’aiutano a far sorridere i bimbi sofferenti. E c’e’ sempre l’ironia, la battuta, e prima si tuto la capacita’ d’ascoltare piu’ che di dire.

“Io li porto dove vogliono e debbono andare – dice – c’e’ sempre il mio taxi per loro che e’ gratuito si’ ma non proprio, e’ a scambio, loro lasciano qualcosa di se’, io chiedo loro molto di piu’ del denaro, gli chiedo di chiamarmi zia, di farmi sentire qualcuno di casa, di iniziare un percorso che porti ad una relazione, ad un amore che salvi dalla morte”. “Questi bimbi mi hanno insegnato molto – conclude – mi hanno insegnato che non c’e’ nulla da capire. C’e’ solo bisogno di esserci nel momento del bisogno: quando entri in contatto con un’anima sofferente le ultime cose che van dette sono quelle che hai detto al bambino che e’ passato poco prima, che magari non servono per lui. Devi stare in ascolto: per loro ci sono argomenti facili, che sono quelli dell’ironia, del porsi al servizio dell’altro, di farsi piccoli e farsi guidare”. (ANSA)