Usa: scongiurato in extremis l’incubo default

casa biancaWashington, 17 ottobre 2013 – L’America non fallira’ ed il governo riaprira’ grazie ad un accordo raggiunto in extremis al Senato dal capogruppo ella maggioranza, il democratico Harry Reid con l’omologo repubblicano Mitch McConnel. Intesa che consentira’ agli Stati Uniti di scongiurare l’ignominia del default (come una qualsiasi repubblica delle banane) e porra’ fine allo ‘shutdown’ (la chiusura delle attivita’ federali non essenziali), giunto al sedicesimo giorno. L’accordo prevede l’autorizzazione al governo di sforare fino al 7 febbraio 2014 il tetto del debito Usa di 16.700 miliardi di dollari, che sarebbe stato raggiunto domani a mezzanotte (le sei del mattino in Italia) e di riaprire tutti gli uffici del governo prolungando il bilancio federale (scaduto il 30 settembre scorso) fino al 15 gennaio. Il 13 dicembre, poi, una commissione bipartisan di deputati e senatori dovra’ concordare nuovi tagli al bilancio per i prossimi anni, modificando la procedura del ‘sequester’, che dal primo marzo scorso ha imposto 1.200 miliardi di tagli automatici per dieci anni. A conferma della serieta’ dell’intesa il senatore repubblicano Ted Cruz, autore nelle scorse settimane di un intervento ostruzionistico record durato 21 ore, ha annunciato che non intende ritardare il voto. Il Senato iniziera’ nel pomeriggio o al piu’ tardi nella notte americana le procedure di voto. Il testo del compromesso passera’ poi all’esame dell Camera – l’ostacolo maggiore dove i Repubblicani, maggioranza, sono stati finora in ostaggio dei deputati della destra libertaria del Tea Party, che non intendevano cedere senza il blocco della riforma sanitaria voluta da Barack Obama. Alle 15 locali (le 21 in Italia) i deputati repubblicani della Camera si incontreranno a porte chiuse per decidere come espirmersi. Qui si capira’ se il presidente John Boenher sara’ riuscito a piegare i deputati intransigenti del ‘Tea Party’ o abbia deciso di metterli con le spalle al muro lasciando loro la responsabilita’ di far fallire l’America. In teoria se tutto procedera’ come previsto la legge potrebbe essere alla firma di Obama nella serata Usa o nelle prime ore del mattino, in tempo per scongiurare il peggio. Barack Obama e’ convinto che l’accordo bipartisan funzionera’. Il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha incoraggiato il Congresso ad agire rapidamente per approvare anche alla Camera l’accordo del Senato visto che gli Usa sono molto vicini al momento in cui non potranno piu’ prendere a prestito nuovi fondi e rispettare gli obblighi derivanti dai titoli del debito emessi. Anche Obama ha comunque dovuto cedere qualcosa per strappare l’accordo, anche se ufficialmente la Casa Bianca non lo ammette. Carney ha parlato di “un modesto aggiustamento” della riforma sanitaria voluta dal presidente e ha negato ci siano state vere e proprie concessioni fatte dal presidente per portare a casa l’accordo. “Le verifiche sulle clausole sul reddito (degli assistiti) sono state negoziate dai senatori democratici e repubblicani e sono solo un modesto compromesso all’attuale versione della legge ‘Affordable Care Act'”, l’Obamacare, ha spiegato il portavoce Jay Carney. Carney che ne ha minimizzato la portata per non dare l’impressione che Obama abbia voluto rinunciare a nulla della sua grande riforma, come il presidente ha continuamente ripetuto: “Abbiamo sempre detto che avremmo effettuato miglioramenti e aggiustamenti alla legge”, ma non abbiamo pagato, “un riscatto. Questo sarebbe stata una cosa del tutto differente”. (AGI)