Scambio di culle, mamma intuisce l’errore e si riprende figlia grazie a test Dna

SOS1308481Argentina, 25 ottobre 2013 – L’istinto materno le diceva che quella non era la sua bambina. E poi c’erano la storia del peso maggiorato (3,8 kg invece di 3,1) e il fatto che fosse nata podalica a non coincidere con quello che le avevano detto i medici al momento della nascita. Ma le infermiere della clinica privata Sanatorio Argentino che tre settimane prima le avevano messo fra le braccia la figlia appena nata avevano liquidato le ansie di Maria Lorena Gerbeno come paturnie da neomamma (a dispetto dei 37 anni e del fatto che fosse al terzo figlio) e così non le avevano creduto quando aveva cominciato a dire che quella bimba non era la sua.

I SOSPETTI – «Alla nascita di mia figlia, mi dissero che era una bella bambina di 3,1 kg – ha raccontato la Gerbeno al giornale argentino Clarin – ma quando poi le infermiere me la portarono in camera, mi dissero che pesava 3,8 kg e che era nata podalica e quando ho fatto presente che non poteva essere perché avevo i punti del cesareo, mi risposero che avevo frainteso quello che mi avevano detto i dottori, senza darmi altre risposte». Fortunatamente però il fato ci ha messo lo zampino: tornando infatti in clinica per un controllo di routine, Maria Lorena – che fa l’avvocato a San Juan – ha incrociato per puro caso un’altra puerpera che lo scorso settembre aveva dato anche lei alla luce una bambina e sono bastate due chiacchiere con la signora Veronica Tejada per intuire quanto successo: ovvero, che l’ospedale aveva scambiato per errore le due neonate. A quel punto la Gerbeno si è rivolta ad un giudice per ottenere l’autorizzazione ad un esame del DNA, che alla fine ha confermato quello che il suo istinto di madre le aveva detto fin dall’inizio: la piccola che aveva tenuto fra le braccia per quasi un mese non era la bambina che aveva messo al mondo. «Ho trascorso tre settimane con una bambina che non era mia figlia – ha detto la donna alla stazione televisiva C5N – ma a cui ho dato tutto il mio amore perché sapevo che anche l’altra mamma avrebbe fatto la stessa cosa».

LO SCAMBIO DI FOTO – Dopo aver parlato al telefono per tutta la scorsa settimana, scambiandosi anche le foto delle piccole, lunedì scorso Maria Lorena e Veronica si sono incontrate in tribunale per riabbracciare le rispettive bambine, mentre la clinica ha riconosciuto l’errore e si è detta pronta a collaborare per appurare le deprecabili circostanze che l’hanno causato, così da evitare eventuali azioni legali da parte delle famiglie delle neonate. «Per fortuna che sono un tipo sospettoso per natura – ha concluso la signora Gerbeno – ma grazie a Dio quest’incubo è ora finito». (corriere.it)