”Mi ha violentata”, ma è una calunnia. Condannata a 18 mesi

giustizia processoBiella, 29 ottobre 2013 – Processata per calunnia, dopo aver fatto finire sotto indagine un uomo, accusandolo di tentata violenza carnale, B.C., 47 anni, residente nel Biellese, è stata condannata a un anno e sei mesi di reclusione, oltre al pagamento di 3 mila euro di risarcimento danni. I fatti hanno preso il via nel 2006, quando l’imputata conosce la parte offesa in un bar. Tra i due, seppure lei sia sposata e madre di due bimbe, nasce qualcosa, tanto che lui, un giorno, va a trovarla a casa, per una visita di cortesia. Secondo la versione della donna, lui si presenta alla porta e, una volta entrato con la scusa di farsi offrire un caffé, cerca di baciarla, seppure in casa sia presente una delle bimbe. Poi, va avanti con le sue pesanti avances, cercando di toccarla e farsi toccare, fino a quando lei riesce a telefonare al marito, al quale chiede di tornare. Qualche settimana dopo, va a denunciare l’episodio in Procura e partono le indagini. Quella che in seguito diventerà la parte offesa, viene sentita come indagato per il reato di violenza sessuale e ammette, senza problemi, di essere andato a casa della donna. “Volevo conoscerla e, se fosse capitato qualcosa, non mi sarei certo tirato indietro”. Gli inquirenti vanno avanti e scoprono che l’imputata ha inviato all’uomo oltre 160 sms dal telefonino e fatto, inoltre, 136 telefonate. Ma c’è di più. Il giorno delle presunte violenze sessuali, lo chiama almeno sei volte. Sentita dal magistrato, l’imputata ha una crisi isterica, cerca di allontanarsi, rendendosi così poco credibile che, alla fine, la posizione della controparte viene archiviata. E’ a quel punto che la presunta vittima diventa a sua volta indagata per il reato di calunnia, che prevede una pena che va dai due ai sei anni di reclusione. Durante il dibattimento, il pm ha chiesto diciotto mesi, concedendo le attenuanti del caso. Il difensore ha già annunciato che presenterà Appello, contro la sentenza. (LaStampa.it)