La statuina di Gesù sanguina, indagato frate per abuso di ”credulità”

fra giginoSalerno, 31 ottobre 2013 – C’è un avviso di garanzia, per conclusioni indagini, indirizzato a Fra Gigino Petrone, il francescano di Cava de’ Tirreni finito nell’inchiesta della Procura di Salerno per la presunta lacrimazione del Bambinello Gesù del convento metelliano. Il reato contestato al frate è di abuso della credibilità popolare e i fatti contestati vanno dal 2010 al 2012. Periodo durante il quale sulla statua comparvero delle ”lacrime di sangue” e il frate, gridando al miracolo, richiamò un grande folla al monastero. La vicenda creò scalpore e il ”Bambinello” fu addirittura sequestrato dai carabinieri chiamati a elaborare una teoria su quanto stava avvenendo. Intervennero anche gli specialisti del Ris di Parma che analizzarono il liquido rosso presente sulla statuina. Altre analisi, commissionate invece dallo stesso frate, rivelarono che quel liquido comparso era davvero sangue umano. Il fenomeno iniziò a manifestarsi dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, nel 2010. Fra Gigino portò a Gerusalemme la statuina e la fece benedire. Al ritorno si scatenarono il caso e le lacrimazioni. Il francescano disse di aver fatto un sogno premonitore: il Bambinello gli era apparso gridando perché si sentiva soffocare. Il giorno dopo, chiamando a raccolta anche alcuni fedeli, Fra Gigino aveva aperto la custodia dove teneva la statua, un borsone, e tra lo stupore generale aveva mostrato quelle lacrime di sangue. Poi era andato avvertire il priore del santuario che a sua volta aveva contattato l’arcivescovo della diocesi di Amalfi-Cava. Da sempre la Curia, e anche il Vaticano, hanno evitato qualsiasi commento sulla vicenda. Che in ambito locale, invece, ha avuto una grande rilevanza. Perché Fra Gigino, negli anni, ha litigato con l’ex sindaco Gravagnuolo e poi con numerosi fedeli. Perché la sua è una figura comunque ingombrante a Cava de’ Tirreni. Nel frattempo, però, l’inchiesta ha iniziato a muovere i suoi passi fino all’esito dell’avviso di garanzia – per conclusione indagini – destinato al frate. (Corriere del Mezzogiorno.it)