Famiglia in crisi, bimba affidata a un coppia di ”mamme”

bimba affido coppia gayGenova, 17 novembre 2013 – Da cinque anni una bimba genovese vive con una coppia lesbica, cui è stata affidata dal Tribunale dei Minori. La notizia trapela nei giorni in cui l’Italia discute sul caso di un bimbo dato in affido ad una coppia gay a Parma nonostante un ricorso del procuratore dei minori di Bologna. A Genova era già accaduto, quasi sei anni fa. Il Tribunale dei Minori si era ritrovato ad affrontare un caso molto delicato segnalato dai servizi sociali. Era stato deciso, per salvaguardare il suo equilibrio, di togliere una bimba di cinque anni alla sua famiglia originaria. Entrambi i genitori vivevano in una situazione di pesante disagio, il padre pressoché assente e la madre incapace di far fronte alle necessità materiali e morali della figlia. La donna aveva accettato la decisione dei giudici senza opporsi. A quel punto, il Tribunale con le assistenti dei servizi sociali avevano valutato una serie di opzioni relative alla procedura di affido. Alla fine era emersa come percorso preferibile quello di una vicina di casa. Una donna che conosceva da tempo la bimba, che se ne era spesso occupata e che godeva anche della fiducia della madre. Al momento di formalizzare l’affido, la vicina di casa aveva però voluto informare il Tribunale dei Minori della sua situazione sentimentale, spiegando che aveva una relazione e conviveva con un’altra donna. I giudici avevano ulteriormente riflettuto e analizzato a fondo la situazione e gli eventuali risvolti derivanti dalla notizia e poi avevano comunque deciso di affidarle la bambina. Come prevede la procedura, l’affido è stato periodicamente sottoposto a verifiche da parte dei giudici per controllare l’ambientamento della bambina, il suo stato psicofisico e il rapporto instaurato con la famiglia affidataria. Ogni volta il risultato è stato positivo e così l’affido è stato prolungato e oramai siamo arrivati al sesto anno di convivenza. Nessuna conflittualità anche con la famiglia di origine. La madre ha infatti accettato la decisione del Tribunale, che non le ha riconosciuto la capacità di potersi occupare della figlia, e periodicamente può incontrare la bambina in presenza di assistenti sociali. Tra la bambina e la coppia omosessuale con cui vive gli assistenti hanno riscontrato esserci un’ottima intesa affettiva. La piccola, continuando a vivere nello stesso quartiere, frequentare la stessa scuola e amicizie ha così limitato i traumi di un’esistenza già fin troppo complicata. L’affidamento è reversibile, quindi in caso la madre naturale ritrovi il suo equilibrio e riesca a lasciarsi alle spalle i suoi problemi la bambina potrebbe tornare a vivere con lei.

Marco Preve – Repubblica.it