La sala massaggi con giochi erotici, scoperta grazie a una moglie gelosa

polizia operazione mani d'oriente massaggiPesaro Urbino, 21 novembre 2013 – La voce che quel centro massaggi di via Buozzi, al secondo piano del palazzo dove una volta c’era la Mutua, fosse in realtà una casa della prostituzione… a Fano girava da tempo. E si era pure allargata a tutto il circondario. In tanti sapevano che quei massaggi rilassanti fatti da manine cinesi si estendevano anche alle parti intime perché una “notizia un po’ originale” – come canta De Andrè – “come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”.
Tant’è che al commissariato di Fano la segnalazione più curiosa l’aveva fatta una giovane sposa di un paesino (a pochi chilometri da Fano) che temeva il tradimento del marito. Proprio come nella canzone di De Andrè. Venti euro per un massaggio di 40 minuti, la tariffa base affissa sulla porta di ingresso. Poi si applicavano maggiorazioni a seconda del servizietto richiesto. Ma questo nel depliant del “centro massaggi” non c’era scritto. Un segreto per modo di dire anche le cinque fanciulle ventenni che lavoravano lì, lo sapevano custodire bene.
Nessuno dei vicini di “casa” (tutti dipendenti di uffici: un poliambulatorio medico al piano superiore, un notaio di sotto e l’Allianz assicurazioni alla porta accanto), infatti, ha mai potuto assistere ad una scena pruriginosa con i propri occhi. La discrezione sopra ogni cosa, salvo poi qualche piccola defaillance. «Qualche nostro cliente ha sbagliato porta ed è stato tirato dentro — racconta un’impiegata dell’Allianz — e poi ci ha raccontato… che l’hanno fatto accomodare in una stanza, che c’era un gran letto, che le ragazze si presentavano in mutande e gli chiedevano di spogliarsi. Al che uno gli ha detto: “Forse ho sbagliato, volevo solo un preventivo”», e mentre lo racconta, giù risate.
«A noi invece non ci hanno mai fatto entrare — riprende l’impiegata —. Qualche volta per delle questioni di utenze condominiali abbiamo provato a bussare, ma quasi non aprivano la porta, era difficile guardare dentro. Se non ci avessero raccontato i clienti, non ci saremmo accorti di nulla. A dire il vero non ci siamo accorti neppure di quando è arrivata la polizia. Abbiamo visto il sigillo la mattina dopo. Il centro aveva aperto a settembre dell’anno scorso e nelle ultime settimane era cambiato il cartello affisso sulla porta: prima c’era scritto semplicemente “massaggi rilassanti”, ultimamente un più allusivo “Piccole perle”. Non abbiamo visto nulla, ma sentivamo… a tutte le ore l’odore del soffritto. Tant’è che ci siamo persino lamentati con il condominio. Soffriggevano dalla mattina alla sera perché lì, a turno, lavoravano e ci abitavano pure. Due o tre per volta. Ma in giro non le abbiamo mai viste. Vedevamo solo un gran via vai di giovani, anche uomini adulti a dire il vero, ma soprattutto trentenni».

Tiziana Petrelli – IlRestodelCarlino.it