La Finanza toglie 47 immobili al nonno evasore

guardia finanza10Roma, 25 novembre – Ben 15 condanne dal 1951 al 2002. La maggior parte per furto e ricettazione. Ma sono le violazione edilizie ad aver attirato maggiormente le attenzione degli investigatori della Guardia di finanza, al comando del generale Ivano Maccani. Il 79enne Marcello Magozzi negli anni si è costruito irregolarmente, e condonato, 47 diversi appartamenti tutti affittati in nero dal 2001, guadagnando in 11 anni circa 2 milioni 943 mila euro ed evadendo il fisco per 1 milione 90 mila 415 euro. Per questo, dopo il sequestro giudiziario dei beni – per il quale l’uomo è indagato di omesso versamento di imposta – la Procura di Velletri ha ottenuto l’esecuzione di una misura di prevenzione patrimoniale, destinata alla definitiva confisca. Si tratta di un provvedimento emesso dal Tribunale di Roma, che segue un iter diverso rispetto al sequestro giudiziario, che invece è sottoposto alla regola del processo penale. La misura di prevenzione è, sostanzialmente, un atto parallelo che viene emesso quando si è in presenza di elementi tali da ritenere che i beni siano stati frutto di attività illecite. Gli esiti delle indagini delle Fiamme gialle, hanno consentito di «individuare una notevole consistenza patrimoniale non supportata da adeguata fonte di reddito. In particolare – è annotato nell’atto notificato nei giorni scorsi all’uomo – il Magozzi risulta avere la piena disponibilità di 47 unità immobiliari occupate da persone ivi residenti che, mensilmente ed in contanti, versano al proprietario il corrispondente canone di affitto. A fronte di compensi percepiti il Magozzi non ha mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi, risultando essere, da sempre, evasore totale». Tuttavia, dal 2001 al 2013 l’uomo avrebbe «accreditato sui vari conti correnti a lui riconducibili somme per complessivi 1 milione 96 mila 946 euro». Gli investigatori, infatti, hanno svelato la fitta rete di appartamenti tra via Fassini, a Roma, e via Asolo, nel comune di Ardea. Ben 47 appartamenti tutti concessi in affitto e che sarebbero stati costruiti e comprati con soldi provento di attività illecite. Lo mette nero su bianco lo stesso Tribunale, affermando che «allo stato, gli immobili alcuni dei quali abusivi, risultano essere stati acquistati e edificati con proventi di origine indicata non avendo il proposto mai presentato dichiarazoni dei redditi ed in contesto temporale in cui il Magozzi era dedito alla commissione di delitti contro il patrimonio». Dunque, «risulta, allo stato, accertata la manifesta sperequazione tra i redditi dichiarati o comunque accertati e quelle impiegate per l’acquisizione di beni immobili riconducibili al proposto (del valore complessivo stimato in 13 milioni 500mila euro circa). Ne consegue – conclude il Tribunale – che, anche a prescidere dalla accertata evasione fiscale relativa ai redditi da locazione e dalla piena coincidenza tra la somma evasa al fisco e la somma depositata sui conti correnti, i redditi derivanti da tali immobili appaiono essere il frutto del reimpiego dei profitti dell’attività illecita del Magozzi».