L’ex moglie ha abortito, banchiere di Wall Street ottiene la custodia dei figli

lisa mehosIl caso di Lisa che sconvolge New York. «È una sentenza che può andare bene in Texas o Mississippi, ma non qua»

New York, 26 novembre 2013 – Se avesse abitato nel sud degli Stati Uniti, Lisa Mehos non sarebbe rimasta sorpresa dalla sentenza che quest’estate le ha tolto la custodia dei figli per aver abortito. La donna, invece, abita a New York ed era la moglie di un ricco banchiere di Wall Street. Nel 2011, però, un matrimonio infelice e le continue scappatelle del marito l’hanno convinta a chiedere il divorzio, che si è trasformato in un’aspra battaglia legale per l’affidamento dei due figli. A trascinare il processo dalle aule della Corte Suprema di Manhattan ai tabloid cittadini è stata la decisione del giudice Lori Sattler, una donna, che le ha tolto la custodia dei due figli a causa di un’interruzione di gravidanza effettuata entro il terzo mese e dopo la fine del matrimonio. Secondo il giudice, infatti, quell’aborto significherebbe che Lisa Mehos non sarebbe una madre affidabile, avrebbe portato un uomo a casa davanti ai suoi figli e soprattutto sarebbe un’ipocrita, essendosi definita cattolica.

CARTELLE CLINICHE – Lisa e Manuel John Mehos, si sono sposati a New York nel 2006. L’uomo, che oggi ha 59 anni, è ateo ed è il ricco fondatore e amministratore delegato di Green Bank, una banca con sede a Houston. Lisa, che di anni ne ha 38, è invece cattolica, lavorava nel marketing e desiderava assolutamente dei figli, avuti poco dopo grazie alla fecondazione in vitro. Dopo la nascita dei due bambini – che oggi hanno sei e quattro anni – Lisa lasciò il lavoro per occuparsi di loro, ma cinque anni più tardi il matrimonio è andato in fumo e la coppia ha cominciato a darsi battaglia in tribunale per l’affidamento. L’uomo ha ammesso di averla tradita con numerose prostitute e a dicembre la avrebbe persino picchiata davanti ai figli, rompendole un dito e provocandole un occhio nero e un ematoma. Il caso è stato però archiviato per mancanza di prove quando Manuel John Mehos ha dichiarato che l’occhio nero dipendeva da un’iniezione di botox. Le polemiche sono scoppiate quando l’avvocato del marito, Eleanor Alter, ha chiesto al giudice di prendere in esame le cartelle cliniche dell’ex moglie: dai documenti è emerso che la donna, che di anni ne ha 38, si è sottoposta a un’interruzione di gravidanza un anno dopo il divorzio.

ESPERIENZE TRAUMATICHE – Se le scappatelle di Manuel John Mehos erano passate sotto silenzio, lo stesso non è stato per la sua ex moglie. Lisa Mehos è stata obbligata ad ammettere in aula di aver fatto sesso con un uomo dopo la fine del matrimonio e di aver deciso di abortire, specificando però di non averlo portato a casa con i figli. Secondo l’avvocato Alter, tuttavia, l’aborto metterebbe in discussione la credibilità della signora Mehos, e soprattutto la tesi secondo cui il matrimonio le avrebbe provocato forte stress. Il sesso fuori dal matrimonio e la decisione di interrompere la gravidanza sarebbero infatti «esperienze traumatiche», ha lasciato intendere Alter senza troppi giri di parole. Il giudice Sattler ha dato ragione al marito, e lo scorso agosto ha tolto temporaneamente la custodia a Lisa Mehos, che ora può vedere i suoi figli soltanto il lunedì e un fine settimana ogni quindici giorni e rischia di perderli definitivamente. «Sono divorziata, non sono Madre Teresa. Ho fatto sesso con un uomo che conosco da vent’anni e sono diventata una mamma terribile», ha spiegato in lacrime al New York Post. «Mi sento come se fossi stata picchiata e violentata».

DIRITTI DELLE DONNE – «È una sentenza che può andare bene in Texas o Mississippi, ma non qua», ha affermato al New York Daily News Emily Jane Goodman, avvocato della signora Mehos. «Credo che, in un caso di affidamento, utilizzare un aborto come arma contro una donna sia un notevole passo indietro per quanto riguarda i diritti delle donne e il diritto di scelta». La sentenza finale del giudice Sattler arriverà il mese prossimo, dopo un anno di battaglia, ma intanto la città si mobilita per Lisa Mehos: alle udienze presenziano sempre attiviste per i diritti delle donne, alcune delle quali indossano magliette con la scritta «io ho avuto un aborto», mentre i quotidiani cittadini prendono le sue difese. «Non so chi sia il genitore migliore», ha scritto Andrea Peyser sul New York Post, «ma non posso sopportare che Lisa venga infamata così pubblicamente. A soffrire più di tutti, però sono i due bambini».

STIGMA – «Il fatto che l’aborto sia considerato una prova processuale non è una novità», commenta ThinkProgress, blog di area liberal, secondo cui il caso di Lisa Mehos è l’ennesima dimostrazione dello stigma sociale che pesa sulle donne che si sottopongono a un’interruzione di gravidanza. «Il linguaggio che usiamo è quasi sempre negativo e le donne non si sentono a proprio libere di parlarne». Lo scorso aprile Lucy Flores, deputato democratico statale del Nevada, è stata persino minacciata di morte per aver discusso apertamente del proprio caso. In realtà, secondo il blog, l’interruzione di gravidanza è più comune di quanto si possa credere: negli Stati Uniti una donna su tre ha subito un’interruzione di gravidanza entro i quarantacinque anni.

Andrea Marinelli – Corriere.it