Ladro ucciso da Carabiniere, i famigliari: ”vogliamo la verità”

carabinieri notte7La traiettoria potrebbe essere compatibile con la versione del carabiniere

Bergamo, 28 novembre 2013 – Una traiettoria molto verticale, dal basso verso l’alto, da sotto la scapola sinistra fino alla bocca, dopo aver trapassato anche la mandibola. Sembra non ci siano più dubbi: il proiettile calibro 9 sparato da un carabiniere è stato fatale per Behexhed Bushi, 26 anni, albanese di Grumello del Monte, disoccupato, che nella notte tra sabato e domenica era in fuga dai carabinieri con due complici, su una Mercedes grigia, dopo aver derubato il bar Piazza di Villongo. A una rotonda al confine tra Telgate e Bolgare, Bushi aveva forzato il posto di blocco di una pattuglia del nucleo operativo radiomobile dei carabinieri di Bergamo, ferendo un militare alla gamba sinistra, e aveva poi sbandato in modo netto, fino a schiantarsi contro un palo della segnaletica su un prato fangoso (senza lasciare alcun segno di frenata sull’asfalto prima dell’erba). Il dubbio, fino a ieri, poteva essere concreto: il giovane albanese, trovato esanime al posto di guida, è morto per una frattura del collo dovuta forse allo schianto in auto, oppure era già in fin di vita in quegli ultimi metri percorsi dalla vettura ormai fuori controllo? È la seconda ipotesi a prevalere, dopo l’autopsia di ieri eseguita da Maurizio Merlano, dell’Università di Pavia, alla camera mortuaria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. Quattro ore di esame sul corpo di Behexhed Bushi, con particolare attenzione alla traiettoria del colpo. Il foro d’uscita è stato trovato sul lato sinistro della mandibola, all’interno della bocca, dalla quale usciva molto sangue.

Il proiettile calibro 9 potrebbe aver perforato un polmone, ma su questo dettaglio non trapelano indiscrezioni certe. Il dottor Merlano ha tempo 60 giorni per consegnare una relazione completa dell’esame autoptico al sostituto procuratore Giancarlo Mancusi. E sarà il pubblico ministero, nei prossimi giorni, a decidere se chiedere un consulenza balistica. Al momento la traiettoria del proiettile ricostruita con l’autopsia potrebbe risultare compatibile, almeno in parte, con la testimonianza del carabiniere ferito alla gamba, che ha raccontato di essere caduto, sbilanciato all’indietro dopo l’urto con l’auto dei fuggitivi, senza ricordare però se il colpo «è partito per la concitazione o casualmente per la caduta». Ma sarà necessario verificare se il militare si trovava talmente vicino alla vettura da giustificare quella traiettoria del colpo che ha quasi tracciato una linea verticale all’interno del corpo del ladro. E poi chi ha sparato a Bushi? Il Ris di Parma verificherà anche questo: la procura non può escludere, al momento, che il colpo sia partito dalla pistola di uno degli altri due carabinieri che si trovavano sul posto, che hanno dichiarato di aver sparato dieci colpi in aria. All’appello mancano ancora molti accertamenti. E c’è quel dettaglio che non ha ancora una spiegazione: il proiettile passato attraverso il finestrino del conducente, che era abbassato, alle 2.30 di notte e con tre gradi sopra lo zero. Anche i parenti di Bushi vogliono vederci chiaro. Hanno nominato un avvocato, Maria Grazia Salvoni, di Bergamo, che ha sua volta ha voluto un consulente per l’autopsia, Matteo Marchesi, dell’istituto di Medicina legale di Milano. Vogliono restare nel loro silenzio e al legale hanno detto pochissime parole: «Vogliamo la verità».

Armando Di Landro – Corriere.it

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