GB: Ha problemi psichiatrici, i servizi sociali le praticano un cesareo forzato per toglierle la figlia

madre.attesaLondra, 1 dicembre 2013 – La sua bambina le è stato tolta dai servizi sociali, anzi rimossa con forza dal suo grembo mediante un taglio cesareo, autorizzato da un giudice. È accaduto nell’estate del 2012 ad un’italiana in viaggio di lavoro nel Regno Unito, secondo quanto riferisce il ‘Telegraph’. La donna, secondo le autorità locali, aveva problemi psichiatrici.

Prelevata dal grembo materno. Le autorità locali, secondo quanto riferisce l’edizione on-line del Telegraph, hanno assicurato di aver agito nell’interesse della madre, in quanto la donna aveva problemi psichiatrici. La bambina, che ora ha 15 mesi, è sotto la tutela dei servizi sociali britannici. Per agire nei confronti della donna i Servizi sociali dell’Essex hanno ottenuto un permesso dell’Alta Corte, che ha consentito loro di far sedare la giovane e prelevare il bimbo dal suo grembo.

Un caso «senza precedenti», denunciano i legali della donna. I servizi sociali inglesi non hanno consultato in anticipo né la famiglia della donna, né coinvolto i servizi sociali italiani, che avrebbero dovuto prendersi cura eventualmente del bimbo dopo la nascita. I servizi sociali britannici rifiutano di restituire la bambina alla madre, anche se la donna sostiene che ora sta bene. I giudici britannici hanno stabilito che il bambino dovrà essere dato in adozione per il rischio che la donna possa subire una ricaduta.

Il caso sollevato anche in Italia. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, il caso è stato sollevato anche davanti ai giudici italiani, che hanno messo in discussione il motivo per cui questo procedimento sia stato applicato al figlio di un cittadino italiano con «residenza abituale» in Italia.

Il tribunale di Milano. «Più che una vicenda reale sembra un film dell’orrore». Fabio Roia, presidente di sezione al tribunale di Milano, trova «assurdo» quanto capitato nel Regno Unito alla donna italiana con problemi psichiatrici che – secondo il Telegraph – sarebbe stata prima sottoposta a un parto cesareo forzato con l’autorizzazione di un giudice e poi privata della sua bambina da parte dei servizi sociali. «È un atto di una violenza estrema, un fatto senza precedenti. In Italia non sarebbe mai potuto accadere» assicura il magistrato, secondo il quale «è stato violato il diritto alla tutela della salute di una pazienta psichiatrica». Nel nostro Paese una donna incinta con problemi psichiatrici «sarebbe stata sottoposta a trattamento sanitario obbligatorio sino alla nascita naturale della bambina. Poi il tribunale dei minori avrebbe valutato la sua idoneità ad essere madre ed eventualmente disposto l’adozione». «Di solito in casi del genere in Italia – aggiunge Roia – si prevede un periodo di pre-adozione, una sorta di affido, e, quando il quadro si è stabilizzato, si valuta l’adeguatezza genitoriale e, se è il caso, si dispone l’adozione». Adozione che è irrevocabile «perchè allora prevale l’interesse del bambino».

 

Fonte IlMattino

 

AGGIORNAMENTO – Parto forzato: deputato Gb, portero’ il caso in Parlamento – LONDRA, 1 DIC – “La prima domanda da porsi e’ come mai non sia stata fatta rientrare in Italia mentre era incinta”. Cosi’ il deputato britannico liberaldemocratico John Hemming commenta con l’ANSA il caso rivelato dal Sunday Telegraph di una donna italiana che sarebbe stata sottoposta ad un cesareo forzato, autorizzato da un giudice in Inghilterra, con la bambina affidata poi ai servizi sociali. Hemming, che guida una campagna per la riforma del diritto di famiglia nel Regno Unito, e’ determinato a portare la questione all’attenzione del Parlamento. “Non ho ancora stabilito in quali termini – aggiunge contattato telefonicamente – voglio prima parlare con lei”, la protagonista di questa vicenda che si troverebbe al momento in Italia e la cui identita’ non viene rivelata per motivi legali. Il deputato libdem spiega inoltre che, sebbene la questione della custodia dei minori sia regolata a livello europeo, a suo avviso “la giurisdizione resta del Paese in cui la persona ha la residenza abituale”, cosi’ come, sottolinea, “un bambino non ancora nato non ha residenza”.(ANSA).