Soccorritore Prato,quelle urla di chi moriva…

incendio.prato.Prato, 1 dicembre 2013 – “Ho fatto quello che ho potuto. Ho fatto quello che ho potuto…” continua a ripetere il carabiniere in congedo Leonardo Tuci. E’ lui il primo non solo ad aver dato l’allarme, ma anche ad essere intervenuto con l’estintore per salvare i cinesi che sono morti nell’incendio di un capannone nel quale dormivano e lavoravano alla periferia di Prato. Ma non riesce a non sentire ancora le urla delle persone che intrappolate tra le fiamme chiedevano aiuto. “Pochi minuti prima delle 7 stavo passando con la mia auto – racconta Tuci, in testa il berretto con il logo dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo – quando ho visto una colonna di fumo provenire dal capannone. Mi sono avvicinato e ho visto che c’erano alcuni cinesi che mi venivano incontro piangendo e urlando. Sono corso verso il capannone e ho visto un cinese che con un estintore in mano per cercare di spegnere l’incendio. Allora – prosegue il racconto – ho preso anche io un estintore per aiutarlo. Era stremato, anche per il freddo, e continuavo a sentire le urla dei cinesi”. “Le fiamme erano molto alte e c’era tanto fumo. Ho visto una coppia cinese bagnati e ustionati. Ho preso l’estintore in mano e ho avvisato vigili del fuoco e ambulanza”. “Ma la cosa piu’ sconcertante e’ aver sentito le urla delle persone che erano intrappolate. Quello che potevo fare ho fatto. Ho cercato di fare del mio meglio e ho il rammarico di non poter fare di piu’. quelle urla…”, continua a ripetere. “Una donna cinese, nera di fumo, continuava a dirmi ‘tante persone, tante persone’, parlando a malapena in italiano, e indicava la parte alta a destra appena si entra, il soppalco. Ho tentato di vedere ma le fiamme e il fumo non mi facevano vedere niente…” .(ANSA).