Una famiglia italiana su 2 pagherà ancora l’Imu. Scopri se sei tra gli “iellati”

imuRoma, 1 dicembre 2013 – Gira che ti rigira, la stangata è arrivata puntuale pure questa volta. La quota di extragettito scaricata sui contribuenti scende dal 50 al 40%, ma le abitazioni coinvolte passano da 3,5 a 10 milioni. Dopo due giorni di fibrillazioni governative e, si racconta, di pressanti ed insistenti richieste dell’Anci che avrebbero portato a piccole ma rilevantissime riscritture, il testo finale sull’Imu è arrivato. E le brutte sorprese non mancano. È bastata una parolina piazzata al posto giusto per trasformare il decreto per l’abolizione della seconda rata sulla prima casa in un altro appuntamento con l’erario. Gli importi sono minimi, ma la platea dei contribuenti colpiti si è allargata al punto da trascinare nuovamente nell’incubo Imu circa la metà dei contribuenti che hanno pagato il balzello nel 2012. Alla faccia degli impegni presi da Letta.

 

 

 

Tutto ruota intorno al meccanismo dell’extragettito percepito dai comuni grazie all’aumento selvaggio delle aliquote. Secondo la versione circolata fino a ieri mattina, la cui fonte interpretativa proveniva direttamente dalle note ufficiali di Palazzo Chigi, il giochino della compartecipazione dei contribuenti al bottino aggiuntivo dei comuni avrebbe dovuto riguardare solo i nuovi incrementi deliberati dai Comuni nel corso del 2013. Un ragionamento logico e verosimile, considerato che i 2 miliardi messi sul piatto dal governo per abolire la prima rata includevano anche la quota di gettito generato nel 2012 dagli aumenti dei sindaci rispetto all’aliquota ordinaria sulla prima casa del 4 per mille. Nel testo finito in Gazzetta Ufficiale, però, si legge, art.1 comma 5, che la differenza di cui i cittadini dovranno farsi carico per il 40% riguarda tutti gli incrementi «deliberati o confermati per il 2013». Per essere più chiari, tutto quello che nell’anno in corso supera il 4 per mille dell’aliquota ordinaria, quand’anche fosse dovuto a ritocchi intervenuti nel 2012 e solo confermati nei mesi scorsi, finisce nel calderone della copertura in collaborazione tra Stato e contribuenti. I numeri contenuti nel testo non sono equivocabili. Le risorse complessive stanziate dall’esecutivo sono 2,164 miliardi. Di cui inizialmente verrano versati solo 1,7 miliardi, «pari alla metà dell’ammontare determinato applicando l’aliquota e la detrazione base». E infatti il gettito Imu del 2012 depurato dai rincari applicati dai sindaci era esattamente di 3,4 miliardi (sui 4 complessivi generati dall’imposta sulla prima casa). Solo successivamente, a febbraio, attraverso un decreto ministeriale, il governo salderà ai comuni una ulteriore somma di 348 milioni. Facendo due calcoli, la somma complessiva dell’extragettito dovrebbe ammontare a circa 570 milioni, di cui 228 (il 40%) verrà prelevato direttamente dalle tasche dei contribuenti. Sempre che i conti siano giusti. Messa così, infatti, sembrerebbe che il governo abbia stimato una quota di gettito aggiuntivo simile a quella del 2012. Previsione che però mal si concilia con il fatto che diverse centinaia di comuni hanno rincarato la dose anche nel 2013, facendo quindi aumentare la posta complessiva in gioco.

Di sicuro c’è che la mossa in zona Cesarini del governo costringerà a passare di nuovo alla cassa un numero sterminato di contribuenti. Le stime preliminari parlano di circa 2.700 comuni. Ipotesi che si basa sul fatto che già nel 2012 il 31% degli enti (2.525) ha aumentato le aliquote di base e che un numero consistente lo ha fatto quest’anno. Il tutto si traduce in una platea di circa 10 milioni di famiglie. Il che rappresenterebbe una beffa colossale, considerato che le prime case in Italia sono 20,3 milioni e che, grazie al meccanismo delle detrazioni, solo 17,9 milioni di cittadini hanno dovuto pagare il balzello nel 2012. In altre parole, nell’anno della sbandierata ed annunciata abolizione dell’Imu sulla prima casa, il cui ultimo atto il governo ha voluto diabolicamente far coincidere con l’uscita di scena di Berlusconi, più di un ex pagatore del balzello dovrà riprendere in mano l’F24 e versare il suo obolo all’erario. La beffa nella beffa è che, grazie al combinato disposto dell’aumento delle aliquote e della compartecipazione al pagamento da parte dei contribuenti, tra i cittadini chiamati all’appuntamento con l’erario ci sarà anche chi nel 2012 la tassa non l’ha pagata affatto. L’ultima burla riguarda i tempi. Il versamento della vecchia Imu dovrà essere corrisposto entro il 16 gennaio, lo stesso giorno in cui arriverà anche l’acconto della nuova Tasi. Come ha detto il deputato di Scelta civica, Enrico Zanetti, «si può metterla in molti modi, ma la sostanza è una: si è lasciata aumentare l’Iva già a ottobre, si sono aumentati gli acconti delle imposte sul reddito fino a livelli imbarazzanti e alla fine non si è nemmeno riusciti a tenere fede alla stupida quanto solenne promessa di non fare pagare a nessuno la seconda rata Imu sulla prima casa».

di Sandro Iacometti

 

Fonte LiberoQuotidiano