Prosciolti, due carabinieri chiedono i danni allo Stato

giustizia processoChieti, 16 dicembre 2013 – Dopo dieci anni di sofferenza ora chiedono una risposta adeguata al danno subito. Due sottufficiali dei carabinieri, C.D. e A.M. coinvolti ingiustamente nell’odissea giudiziaria del giudice Antonio La Rana conclusa anche per quest’ultimo con una sentenza definitiva di assoluzione), pretendono di essere risarciti dallo Stato. I due marescialli, accusati di concorso in calunnia, vennero allontanati da Vasto.
«Per molti anni sono stati lontano dalle famiglie e hanno subito giudizi negativi che non meritavano», affermano i loro legali, Arnaldo Tascione, Giuseppina Di Risio e Pierpaolo Andreoni. Gli avvocati hanno presentato un atto di citazione per risarcimento danni alla presidenza del Consiglio dei ministri di 400mila euro a testa.
«I militari», spiegano i penalisti, «hanno subito indebitamente un calvario processuale durato quasi un decennio che ha leso in modo irrimediabile la loro sfera patrimoniale, pregiudicando al contempo gravemente il loro status familiare e le opportunità di carriera», dichiarano Tascione, Di Risio e Adreoni.
Gli avvocati ritengono sia ravvisabile negligenza e inerzia delle autorità inquirenti e requirenti dell’epoca. Fortunatamente sia la pubblica accusa chiamata a giudicarli che il Gup del Tribunale di Vasto hanno deciso nel 2011 la loro assoluzione.
La richiesta di risarcimento sarà valutata dai giudici di Campobasso, competenti per le vicende legate a magistrati abruzzesi.
La storia ha inizio nel 2003 con l’iscrizione da parte della Procura della Repubblica di Vasto dei due sottufficiali nel registro degli indagati. I due militari vengono coinvolti nella vicenda giudiziaria dell’ex pm di Vasto, Antonio La Rana accusato di tentata concussione e abuso in atti d’ufficio. Una storia fatta di 8 anni di udienze, 20 magistrati che si sono occupati del caso, 12 imputati, 400 testimoni, 20 difensori di fiducia. Ai due militari vengono contestati gli articoli 110 e 368: concorso in calunnia. Gli atti per competenza territoriale vengono trasmessi a Bari che a sua volta li restituisce a Vasto. Dopo qualche mese il fascicolo torna per la seconda volta a Bari. Gli indagati vengono rinviati a giudizio. Il 31 marzo 2010 il Tribunale pugliese rinvia nuovamente il fascicolo al pm di Vasto. Ed è stata la Procura vastese a mettere fine alla interminabile vicenda. La pubblica accusa ha espresso il proprio convincimeto sull’insussistenza dei reati e il Gup il 22 novembre 2011 li ha assolti.
«É evidente che qualcosa non ha funzionato. Quello che hanno subito i due militari è stato davvero molto doloroso. Ora sono loro a chiedere giustizia», affermano Tascione, Di Risio e Andreoni.
di Paola Calvano
Fonte IlCentro