Amanda Knox scrive: “Io innocente, non sono presente in aula perché ho paura”

amanda-knoxLa giovane americana in una email letta alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze, in cui è in corso il processo bis per la morte di Meredith: “Mia ingenuità usata contro di me”

Perugia, 17 dicembre 2013 – ”Non ho ucciso. Non ho stuprato. Non ho rubato. Non ho tramato. Non ho istigato. Non ho ucciso Meredith”. A scriverlo è Amanda Knox in una email letta stamattina alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze, in cui è in corso il processo bis ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

“Non ho partecipato alla sua uccisione -prosegue- Non ho avuto nessuna conoscenza precedente o speciale di quanto accaduto quella notte. Non c’ero e non avevo niente a che fare. Non sono presente in aula perché ho paura della veemenza dell’accusa”.

“Nessuna prova scientifica -scrive ancora Amanda Knox nell’email letta stamattina in aula a Firenze – mi rintraccia nella camera da letto di Meredith, perché non c’ero e non ho partecipato a questo crimine. L’assassino ha lasciato tracce abbondanti della sua presenza sulla scena brutale. Nessuna prova scientifica mi rintraccia nella scena stessa brutale”.

Per l’americana, condannata e poi assolta insieme all’ex fidanzato Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher, “l’accusa ha fallito a spiegare come avrei potuto patecipare all’aggressione, all’omicidio, senza aver lasciato nessuna traccia genetica. Questo è perché è impossibile. E’ impossibile identificare e distruggere tutte le tracce genetiche di me stessa. O c’ero o non c’ero e l’analisi della scena del crimine risponde a questa domanda: io non c’ero”.

“Il mio comportamento dopo la scoperta dell’omicidio indica la mia innocenza. Non sono scappata dall’Italia mentre ne avevo l’opportunità”, scrive ancora Amanda. “Sono rimasta a Perugia – aggiunge – e rispondevo alle chiamate della polizia per più di 50 ore in quattro giorni, convinta di poterli aiutare a trovare il colpevole. Mai avrei pensato che avrebbero usato la mia ingenua spontaneità per supportare i loro sospetti”.

E inoltre riferendosi alla calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, dice: “Gli investigatori mi hanno fatto firmare una ‘confessione’ falsa che era priva di senso e non avrebbe dovuto essere considerata una prova legittima”.

Amanda parla di “una tortura psicologica”. “Ero interrogata in una lingua che conoscevo appena e senza un difensore – sostiene – Mi hanno mentito, urlato, minacciato, dato due scappellotti sulla testa. Mi hanno detto che avevo constatato l’uccisione di Meredith e che soffrivo di amnesia. Mi hanno detto che non avrei mai più rivisto la mia famiglia se non riuscivo a ricordare cosa fosse successo a Meredith”. “Dobbiamo riconoscere che una persona può essere portata a confessare perché torturata psicologicamente”.

Il processo d’Appello bis per l’omicidio di Meredith si avvia verso la conclusione, con la sentenza attesa per metà gennaio. Nell’aula di Firenze da oggi prendono la parola le difese dei due imputati, Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Il collegio difensivo della giovane americana ha tenuto questa mattina la prima arringa, affidata agli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova.

Dopo la pausa natalizia la corte tornerà a riunirsi il 9 gennaio quando terrà l’arringa il collegio difensivo di Raffaele Sollecito guidato dall’avvocato Giulia Bongiorno. Il giorno successivo, il 10 gennaio, probabilmente il procuratore generale Alessandro Crini terrà la controreplica. Se questo calendario verrà rispettato, la corte d’Assise d’Appello si riunirà in camera di consiglio il 15 gennaio e in serata dovrebbe arrivare la sentenza. (Adnkronos/Ign)

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