Dal braccialetto al piccolo spaccio, ecco il ‘Dl carceri’

carcere3Roma, 17 dicembre 2013 – Braccialetto elettronico per chi e’ ai domiciliari, introduzione della fattispecie di “piccolo spaccio di stupefacenti”, ampliamento a 75 giorni, dagli attuali 45, di liberazione anticipata ogni 6 mesi. Queste alcune delle misure contenute nel decreto sulle carceri approvato in Cdm, che tiene conto delle sollecitazioni provenienti dal presidente della Repubblica, dalla Corte costituzionale e dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo. Il primo intervento riguarda la legge Fini-Giovanardi in materia di stupefacenti: viene prevista l’ipotesi di ‘piccolo spaccio’. La norma non impedisce l’arresto e l’applicazione di misure cautelari e prevede la riduzione, nel massimo della pena edittale, da sei a cinque anni. Per quanto riguarda l’affidamento terapeutico si interviene esclusivamente per ampliare le ipotesi concessione anche ai casi di precedenti violazioni – come indicato dalla Corte Costituzionale – che continuano ad essere sottoposte ad una valutazione del giudice. Per quanto riguarda la “liberazione anticipata” si tratta di un aumento che produce potenzialmente un aumento di soli due mesi l’anno. Ne consegue che l’applicazione retroattiva comporta una contenuta anticipazione di una uscita che si verificherebbe comunque in tempi brevi. Non si tratta di una misura automatica e non si determina una liberazione immediata (in massa) di un numero rilevante di detenuti, ma e’ spalmata nel tempo e comunque sottoposta alla rivalutazione del giudice che deve verificare il corretto comportamento dei detenuti. Inoltre per i reati piu’ gravi e’ richiesta una motivazione rafforzata per giustificare la riduzione. La misura (gia’ preannunciata ed approvata dal Comitato dei Ministri di Strasburgo nell’incontro del 5 novembre) e’ indispensabile per adeguarsi alla sentenza Torreggiani della Corte Europea dei diritti dell’uomo che impone l’adozione di misure compensative interne per il sovraffollamento. Per tale ragione il termine decorre dal 1 gennaio 2010, data in cui si e’ determinata la situazione di emergenza detentiva. Con il decreto viene poi istituita la figura del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o comunque private della liberta’ personale (intervento, quest’ultimo, senza alcun onere per la finanza pubblica) e previsto un nuovo procedimento giurisdizionale davanti al magistrato di sorveglianza (caratterizzato da meccanismi diretti a garantire l’effettivita’ delle decisioni giudiziarie, nella prassi troppo spesso inevase). Si interviene poi sulla disciplina della espulsione per detenuti non appartenenti all’Ue attraverso un ampliamento della platea dei potenziali destinatari della misura e mediante un piu’ efficace coordinamento dei vari organi coinvolti nell’iter procedurale (secondo statistiche del Ministero della giustizia al 30 luglio 2013 su 22.812 detenuti stranieri circa 18.000 erano non Ue).
Anche in questi casi il presupposto sara’ la valutazione del giudice. Restano ferme le misure di rigore nei confronti delle forme piu’ aggressive di criminalita’ organizzata, mentre gli istituti di favore introdotti non impediscono, in caso di successive condotte negative da parte dei beneficiari, di attivare efficaci meccanismi reattivi, impedendo ogni successivo accesso a soluzioni di tipo premiale. Le modifiche introdotte incidono anche sulla procedura di identificazione dei detenuti immigrati: l’anticipazione delle procedure di identificazione e’ funzionale anche ad evitare il frequente transito dal carcere ai Cie. La previsione normativa potra’ rafforzare l’azione dei ministeri di Interno e Giustizia nei confronti dei consolati per ottenere l’identificazione degli stranieri in tempi piu’ rapidi atteso il vantaggio derivante dallo sconto di pena previsto dalla norma. L’avvio delle procedure fin dal momento dell’arresto potra’ ridurre i tempi di permanenza presso i Cie in caso di anticipata scarcerazione con una evidente riduzione del rischio di non identificazione nei 18 mesi. Per altro verso la corretta applicazione della norma produrra’ un numero minore di detenuti con effetti positivi sul sovraffollamento. Infine, il dl prevede l’ampliamento delle possibilita’ di utilizzo del braccialetto elettronico nel luogo di dimora e per la detenzione domiciliare: una “sicura garanzia”, afferma via Arenula, per mantenere “adeguati standard di controllo istituzionale sugli autori di reato”. (AGI)