Mafia: processo De Mauro, la difesa ”assolvete Riina”

mauro de mauroPalermo, 18 dicembre 2013 – ”Siate sereni nel dire no a queste ricostruzioni e confermate l’assoluzione di primo grado perche’ non c’e’ un solo mattone su cui costruire il muro dell’accusa. Questo e’ un processo politico fatto di depistaggi voluto dallo Stato”: cosi’ ha concluso l’avvocato Luca Cianferoni, difensore del boss Salvatore Riina, unico imputato del seuqetsro e dell’omicidio del giornalista Mauro De Mauro nel processo dinanzi alla Corte di assise d’appello di Palermo, presieduta da Biagio Insacco. Secondo il legale, “non e’ vero che e’ Riina il depistatore. E neanche Cosa nostra. L’omicidio di Mauro De Mauro -ha sostenuto Cianferoni- fu fatto in fretta e furia, deciso, pianificato ed eseguito da Stefano Bontade, uomo d’onore ma anche massone, gran maestro ed in contatto con la Cia. Riina e il triumivato di quell’omicidio non sapevano nulla ne avevano interesse che, casomai si facesse in quel modo”. Il 19 settembre scorso il pg Luigi Patronaggio aveva chiesto per Riina la condanna all’ergastolo e l’isolamento diurno per tre anni. In primo grado il boss corleonese era stato assolto. Secondo l’avvocato toscano era un periodo storico ben preciso: la guerra fredda, i timori di una (improbabile) invasione da parte del patto di Varsavia, le controazioni della Nato, Gladio, il tentativo di golpe da parte di Valerio Junio Borghese e la spregiudicatezza della Cia che “proprio in Sicilia aveva riferimenti sicuri. La verita’ -ha detto il legale- e’ che il provero De Mauro, senza volerlo, si era infilato in un ginepraio, scoprendo che la Cia era presente in Sicilia e proprio in Bontade aveva un suo sicuro contatto. Il suo omicidio viene chiesto e voluto dalla Cia. Da qui partono i depistaggi, che coinvolgono le istituzioni italiane a partire dai carabinieri -ha affermato Cianferoni – e carabinieri vuol dire servizi segreti militari e quindi contatto con l’intelligence americana e quindi istituzioni infedeli o al servizio di interessi di parte”. Per Cianferoni tutto questo ha a che fare con un processo politico “in cui Riina e’ il parafulmine di tutte le stragi possibili ma certamente prove penalmente rilevanti su una sua responsabilita’, a livello decisionale, di pianificazione e di esecuzione materiale non ce ne sono”. La prossima udienza, il 20 gennaio, tocchera’ all’altro avvocato di Riina, Giovanni Anania. Dopo le conclusioni la Corte si ritirera’ in camera di consiglio. Oggi il boss era collegato in videoconferenza ma non ha preso la parola. (AGI)