Fratello di un detenuto presenta esposto in Procura, ”cure negate”

carcere2Ascoli Piceno, 21 dicembre 2013 – La storia di un detenuto, la storia di tanti detenuti. E’ quella di Nicola Pagano, 33 anni, raccontata all’Adnkronos dal fratello Giorgio, che ha presentato un esposto alla Procura di Ascoli Piceno, con tanto di cartelle cliniche allegate, per denunciare “gravi fatti accaduti nella casa circondaria di Ascoli Piceno”. “Non mi fermerò finche’ non verrà accertata la responsabilità di quanto accaduto a mio fratello e finchè non avrò giustizia per Nicola, al quale sono state negate cure adeguate e necesarie – dice Giorgio – c’e’ stata negligenza da parte di medici e della direzione del carcere: mio fratello ha dovuto attendere nove mesi prima di avere una visita psichiatrica e ha tentato ben 5 volte il suicidio, nonostante nella sua cartella fosse stato scritto, sin dal primo tentativo, di tenerlo sotto stretta sorveglianza”.

“Se doveva essere sotto sorveglianza come ha fatto a tentare il suicidio cosi’ tante volte – si chiede Giorgio – hanno detto che era un modo per uscire dal carcere, ma mio fratello stava male e, al contrario di quanto affermato, non è stato curato adeguatamente. Ora si trova in un struttura specializzata e speriamo che guarisca”.

Tutto inizia il 19 novembre del 2012 Nicola, arrestato per reati legati alla droga e alla tossicodipendenza, entra in carcere per un fine pena, ma dopo pochi mesi entra in depressione perdendo in breve tempo molto peso. Il detenuto chiede una visita psichiatrica che gli viene concessa dopo nove mesi e la dottoressa prescrive una terapia antidepressiva con dei farmaci che pero’, denuncia poi Nicola, non ha effetto.

Il medico del carcere cambia terapia, ma non cambia nulla: Nicola continua a perdere peso e la forte depressione lo porta a minacciare il suicidio. Chiede ancora la visita psichiatrica e il medico del carcere aggiunge farmaci alla terapia e scrive ‘si raccomanda max sorveglianza’. A giugno 2013 Nicola minaccia il suicidio e anche se il medico del carcere modifica la terapia e consigliano la massima sorveglianza, il 9 agosto il detenuto tenta il suicidio.

Il 19 agosto 2013 il medico del Sert visita Nicola, e cambia ancora una volta la terapia e chiede massima sorveglianza. Ma la direzione del carcere, in una lettera indirizzata ai vari reparti scrive che il tentato suicidio di Nicola aveva lo scopo di poter uscire e tornare a casa. Viene ritirato dalla sua cella tutto cio’ che puo’ essere pericoloso lacci delle scarpe, cinta dell’accappatoio e quant’altro: tutto inultile perchè il 27 settembre compie un altro gesto autolesivo e viene ricoverato in ospedale al reparto di psichiatria, dove gli viene diagnosticato il Disturbo antisociale di personalità, Disturbo da discontrollo di personalità.

Nessuno dei familiari di Nicola, nonostante egli lo avesse richiesto, viene avvertito e anche questa volta il medico sostiene che si sia trattato di un gesto manipolativo per tornare a casa. Nicola, tornato in carcere, tenta il suicidio altre due volte e il 6 dicembre i familiari vengono avvertiti che Nicola e’ ricoverato in ospedale a San Benedetto del Tronto, dove rimane fino al 10 dicembre scorso: giorno nel quale viene scarcerato e per ordine del Tribunale di Sorveglianza di Ancona trasferito in una comunita’ a Spoleto.

Nell’esposto Giorgio Pagano scrive che la direttrice del carcere è stata messa a conoscenza dell’intera storia di Nicola, del trattamento subito, dei tentativi di suicidio malgrado la richiesta di massima sorveglianza, e delle mancate cure adeguate, e ha risposto che per Nicola è stato fatto tutto ciò che il caso richiedeva.

Giorgio Pagano ha chiesto spiegazioni di quanto accaduto al fratello alla direzione sanitaria del carcere e all’assesore alla Sanita’ delle Marche che ha riferito che sono state fatte tutte le visite richieste. Alla Procura il fratello del detenuto chiede il sequestro del diario clinico della casa circondariale, dove dovrebbe esser riportato tutto l’iter delle cure del fratello e tutte le relazioni mediche.

“Ora Nicola si trova in una comunità, in struttura terapeutica a Spoleto, nella speranza che possa uscire dai disturbi di cui è affetto – dice all’Adnkronos l’avvocato Felice Franchi – si tratta di un detenuto che ha tentato piu’ volte il suicidio, l’ultima due giorni prima di essere scarcerato, e necessita di cure adeguate. Nella situazione di Nicola si trovano – sottolinea l’avvocato – tanti altri detenuti che soffrono per le difficili condizioni di salute”. (Adnkronos)