Il miracolo di Carolina, la mamma in coma: è nata Maria, sta bene

sepeNapoli, 21 dicembre 2013 – Come una formichina che barcolla mentre porta al sicuro un fardello più grande di lei. Forza e tenacia, per farcela. Maria è la nostra formichina e il suo fardello – la vita – è da due giorni nelle mani dei medici del Cardarelli di Napoli. Al sicuro, appunto.
Nessuno ci avrebbe giurato eppure lei ha resistito quattro mesi nella pancia di sua madre in coma, una ragazza di 25 anni che si chiama Carolina Sepe e che è immobile nel suo mondo irraggiungibile dalla sera del 25 agosto. Maria è nata giovedì, fra l’emozione generale dei dottori che l’hanno vista crescere con gli «occhi» elettronici delle ecografie e che adesso parlano di «un risultato incredibile, straordinario». Addirittura il primo caso al mondo, secondo alcuni, di nascita da una madre in coma da quando la gravidanza non era nemmeno al terzo mese. Giampiero, suo padre, aveva la voce che tremava mentre qualcuno scriveva per la prima volta quella parola sulla cartella medica: Maria. Piccola, ostinata creatura di un chilo e 90 grammi venuta al mondo a sette mesi e sopravvissuta a mille esami radiografici e a una enorme quantità di farmaci serviti per tenere sotto controllo e in condizioni stabili la vita di Carolina. Che, com’è stato fino a giovedì, non dà segno di nessun miglioramento. Ischemia cerebrale diffusa: in pratica uno stato di coma che non è più farmacologico ma che non è nemmeno profondo.
Per i medici il cervello di Carolina da solo non è in grado di fare nulla, né respirare né ordinare un movimento qualsiasi. In queste condizioni sono impossibili margini di miglioramento. Ma Giampiero è sicuro che non sia così, giura che l’ha vista piangere e commuoversi quando lui le ha fatto sentire la voce dell’altro loro figlio, Eliseo. E dice che gli è sembrato di vedere un leggero movimento degli occhi. «Chiamerò la mia bambina Maria per fare un omaggio alla madonna che prego ogni giorno perché mi restituisca Carolina» ha annunciato lui pochi giorni fa, prima di sapere che un consulto medico avrebbe deciso di far nascere giovedì la piccola per non sottoporla più alle radiografie e ai farmaci necessari a sua madre.
La bambina dovrà respirare con un sondino per un po’ di giorni ma sta bene. «Si vede crescere normalmente» aveva detto qualche settimana fa in un’intervista (concessa a Peppe Pace) il primario di neurochirurgia che aveva operato Carolina alla testa, Michele Caradente. «Abbiamo consultato la letteratura internazionale» aveva spiegato, e se riusciremo a farla nascere «sarà il primo caso al mondo di una donna che arriva in coma con così poche settimane di gestazione».
La favola triste di Maria è cominciata quella sera d’agosto, quando Domenico Aschettino (ora in carcere) ha sparato in testa a Carolina dopo aver ucciso suo padre. Succedeva a Pignano, una frazione del comune di Lauro, in provincia di Avellino. Dove ora tutti sanno che l’impossibile è successo: Maria è nata e ce la farà.
Da quel giorno Giampiero ha fatto la spola con il Cardarelli ogni pomeriggio. Ore e ore a parlare con sua moglie, a farle sentire la voce di Eliseo o le canzoni che hanno segnato la loro storia d’amore. Sulla sua pagina facebook ha caricato quasi tutti i giorni una preghiera, l’immagine di Gesù, di Padre Pio o della Madonna. «Grazia mia moglie, ti prego. Fallo per i miei bimbi» chiede in uno degli ultimi post. «Mi ascolterà, perché non può non arrivarle la mia voce» ripete. «La nascita della mia piccolina sarà un regalo bellissimo per Natale» diceva settimana scorsa aspettando che i medici decidessero il giorno giusto. «Ma per fare una festa vera dovremo aspettare Carolina».
In uno dei messaggi postati su facebook scrive la preghiera più drammatica: «Ti prego, Madonna, prenditi me, perché ai figli serve una mamma». Anche alle formichine forti e tenaci come Maria.
Fonte Corriere della Sera